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"Suis-je romancier ?"
LA VOCAZIONE COME DESTINO

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“Cosa resta, una volta stabilito che non sarò né avvocato, né medico, né prete?” - (Marcel Proust)

 
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Da sempre Proust desiderava essere un romanziere, ma questo desiderio rimaneva irrealizzato: sarà questo il tema di À la Recherche du temps perdu. Pigrizia, malattia, lutti, e impotenza a scrivere saranno gli ostacoli che si frappongono all’opera sognata.
La Recherche è la storia di una vita dall’infanzia all’età adulta, ma è in primo luogo la storia di una vocazione alla scrittura: il racconto, nella sua struttura circolare, inizia dalla fine della storia, in cui il protagonista diventa scrittore e compone l’opera che il lettore sta leggendo. Il meccanismo non sarà svelato che nell’ultimo volume, Le Temps retrouvé, nel quale infine il protagonista ha vinto la sua incapacità di scrivere. Il filo del romanzo è - allora - come il protagonista diventa scrittore. La Recherche mette in scena l’impotenza a scrivere: il protagonista soffre di una mancanza di talento, di una quasi invincibile pigrizia ed è spesso sul punto di rinunciare. Sono i momenti intensi procurati dal caso di un’impressione sensibile a rilanciare il suo bisogno di scrivere, fino alla rivelazione finale. Le insonnie liberano la memoria volontaria e i biscotti quella involontaria: questi presupposti vengono riattraversati in ordine inverso al momento in cui si svela l’accesso alla verità intemporale: ne Le Temps retrouvé lo spettacolo del mondo invecchiato rivela così l’azione del tempo. Il cerchio si chiude allora sulla definizione delle due temporalità del romanzo, quella irreversibile della vita e quella, reversibile, dell’Arte. Ciò che il protagonista trova alla fine del suo percorso non è esterno a lui, ma al contrario, è l’unità del suo io conquistata sullo sbriciolamento della sua vita passata.


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