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Proust
abbandona definitivamente Jean Santeuil nel 1902: a
quell’epoca egli manca ancora della cultura e
della potenza creativa necessarie a un capolavoro.
Romanzo autobiografico in terza persona, il Santeuil
riflette nella figura del protagonista tutte le
insufficienze stilistiche e personali di un
romanziere ancora immaturo, incapace di completare
un’opera. Conscio dei propri limiti e
nell’intento di superarli, Proust si dedica allo
studio sistematico e appassionato dell'opera di
Ruskin, filosofo e critico d'arte inglese da cui
Proust trae le lezioni di architettura di cui
troveremo i frutti già nelle prime pagine della Recherche,
fino al paragone della Recherche
con una cattedrale (“Quante grandi
cattedrali restano incompiute” scrive Proust a
proposito delle imperfezioni del suo edificio) e
attraverso il quale Proust chiarirà, ne Le
Temps retrouvé, l’impianto della sua opera.
Nel 1904 Proust prenderà le distanze da Ruskin e
dal suo culto della bellezza e soprattutto della
lettura, dato che “la nostra saggezza comincia
dove quella dell’autore finisce, e noi vorremmo
che egli ci desse delle risposte, quando tutto ciò
che egli può fare è darci dei desideri”.
Credendo che la verità sia deposta tra le pagine
dei libri, l’artista si condanna alla sterilità.
Swann, la cui personalità e cultura affascinano
per anni il protagonista, illustrerà bene nella Recherche
il rischio di questo scacco. |
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La
Recherche è
anche, se non soprattutto, una ricerca di verità, un
romanzo filosofico che risponde a una dottrina estetica:
l’arte è priva di misura comune con la vita ma la
trascende, in quanto unica vita vera, così come l’io
creatore non è il Sé sociale perché l’artista
crea calandosi in se stesso.
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“L’opera
di Proust descrive un immenso, incessante
apprendistato. Questo apprendistato vive sempre
due momenti (in amore, nell’arte, nello
snobismo): un’illusione
e una delusione;
da questi
due momenti nasce la verità, cioè la scrittura:
ma tra il sogno e il risveglio, prima che la verità
emerga, il narratore proustiano deve assolvere un
compito ambiguo (dato che esso conduce alla verità
attraverso non pochi equivoci), che consiste
nell’interrogare disperatamente i segni: segni
emessi dall’opera d’arte, dall’essere amato,
dall’ambiente frequentato.” - (Roland Barthes,
Il grado
zero della scrittura, Einaudi) |
Alla
domanda iniziale “Suis-je romancier?”, À
la Recherche du temps perdu risponde complessivamente
in modo positivo, ma definendo lo scrittore come il
traduttore di un libro che porta in sé, e quindi “Ogni
artista è allora come il cittadino di una patria
sconosciuta,
da
lui stesso dimenticata, diversa da quella da cui verrà,
apparendo sulla terra, un altro grande artista”.
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