|
|
|
“Come si sa, Alla
ricerca del tempo perduto è la storia d’una
scrittura. … La nascita di un libro che noi non
conosceremo ma il cui annuncio è il libro stesso di
Proust, si compie, come un dramma, in tre atti. … La
storia che viene raccontata dal narratore ha dunque tutti
i caratteri drammatici d’una iniziazione; si tratta di
una vera e propria mistagogia
[s. f. presso gli antichi greci, iniziazione ai culti
misterici. - Garzanti], articolata in tre momenti dialettici:
il desiderio
(il mistagogo postula una rivelazione), l’insuccesso
(egli si accolla i pericoli, la notte, il nulla), l’assunzione (proprio quando il fallimento sembra essere completo,
egli ottiene la vittoria). Ora, per scrivere la Recherche, Proust ha vissuto di persona questo iter iniziatico; al desiderio precocissimo di scrivere … ha fatto
seguito un lungo periodo, fatto certamente non di
insuccessi, ma di brancolamenti, come se la vera e unica
opera si cercasse, si abbandonasse, si riprendesse senza
mai trovarsi; e come quella del narratore, questa
iniziazione negativa è andata compiendosi, se così si può
dire, attraverso una certa quale esperienza della
letteratura: i libri degli altri hanno prima affascinato e
poi deluso Proust … questa “traversata della
letteratura” … così simile all’itinerario
iniziatico, pieno di tenebre e d’illusioni, si è potuta
compiere per mezzo del pastiche
(quale migliore testimonianza di fascinazione di
demistificazione del pastiche?),
dell’entusiasmo sconfinato (Ruskin)
e della contestazione (Sainte-Beuve). Proust andava così
avvicinandosi alla Recherche
(di cui, come si sa, certi frammenti si trovano già nel Sainte-Beuve), ma l’opera non riusciva a “ingranare”. Le unità
principali erano già lì … esse provavano a combinarsi
in vario modo, come in un caleidoscopio, ma mancava ancora
l’atto federatore che doveva permettere a Proust di
scrivere la Recherche
senza mai interrompersi, dal 1909 alla sua morte, a
prezzo d’una segregazione di cui si sa bene quanto essa
ricordi quella del narratore stesso, alla fine de Il
tempo ritrovato.
- (Roland
Barthes, Il grado
zero della scrittura, Einaudi) |