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“Mère des souvenirs, maîtresse des maîtresses” (Charles Baudelaire)
LA TEORIA DELLA MEMORIA


“(…) Ma quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’edificio immenso del ricordo” - (Marcel Proust, La strada di Swann, traduzione di Natalia Ginzburg, Einaudi – 1946)

La reminiscenza è frutto della memoria involontaria, lo spazio e il tempo in cui la vita acquista la profondità dell’arte. Proust distingue infatti tra memoria volontaria, quella suscitata dall’intelligenza e quindi povera e limitata, e memoria involontaria, debitrice dei soli sensi, quella sublime della sensazione. E’ a quest’ultima e alla sua casualità che si deve il recupero di un passato altrimenti perduto per sempre. La memoria funziona come una metafora, che avvicinando due momenti analoghi ce ne restituisce l’uno dentro l’altro.
Per studiare l’opera della memoria Proust deve prima riprodurre quella dell’oblio. Si vede spesso un personaggio del suo libro cercare in se stesso la traccia di ciò che ha amato, e sorprendersi di non trovare che indifferenza: Swann dimentica Odette, il narratore la nonna o Albertine. Così il ricordo, felice o crudele, porta la sua luce in una zona oscura: questo stupore si chiama Arte” - (Thierry Laget, Du côté de Swann de Marcel Proust)

 


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