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Un
Proust ottimista?!
“Da
un anno o due, non osavo più aspettarmi nulla
dall’anno nuovo, né per me, né per gli altri.
Il mio sentimento era che se gli anni cambiano, i
caratteri restano, e che l’avvenire e il
desiderio sognato erano già realizzati da quello
stesso passato che si vorrebbe diverso, e che
vorremmo ci restituisse il suono preciso di tutte
le campane avverse e proprizie che abbiamo messo
in movimento. Comincio l’anno con un sentimento
più vivo della grazia divina e della libertà
umana, e con fiducia in una Provvidenza almeno
interiore” - (Marcel Proust, lettera a Robert de
Montesquiou, 3 gennaio 1895) |
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…
Sono tentato, per mostrarvi che si
può pensare del mio libro altrimenti che come pensate
voi … di fare una cosa ben ridicola, di citarvi un
frammento di una lettera, inviatami dallo scrittore
contemporaneo che ammiro di più, Mr. Jammes; non l’ho
visto in tutta la mia vita che una sola volta per dieci
minuti, non sono in relazione con lui e non posso dunque
considerare la sua lettera come un atto di gentilezza. Voi
vedrete che Francis Jammes dice esattamente il contrario
di ciò che dite voi, e precisamente sugli stessi punti.
Ecco un passaggio della sua lettera: “Questo affresco
prodigioso … l’inaspettato dei caratteri, così logico nella sua apparente illogicità, queste frasi alla Tacito, sapienti, sottili, equilibrate, ecco il genio che
si dipinge a tinte magistrali. L’abisso dei cuori: voi
vi fraternizzate con i più grandi, con Shakespare,
Cervantes, La Bruyère, Molière, Balzac, De Kock. Ecco,
Marcel Proust, che io vengo a rendere omaggio a ciò che
è in voi ben più di un talento … Ci avete fatto
penetrare con incredibile verità nella corrosiva gelosia
di Swann, ecc. ecc. – io vi riconosco la firma di un
maestro. Chi ha
spinto l’analisi così lontano? In Francia, nessuno.
Ed è per questo infinitamente deplorevole che non si
possa divulgare questo libro ovunque come modello di forma, la più sapiente che io conosca, come un modello di analisi
senza eguali”. Non crediate che io abbia scelto gli
elogi più eccessivi; gli altri non lo sono di meno”
…
Ecco, Signore, la mia lettera, il fatto stesso di averla
scritta, le proporzioni che le ho conferito, vi daranno
una ragione di più per credere che mi diverto, e che ho
ben tanto tempo da perdere. E sono in effetti tempo e pena
perduti, perché non vi sono che le opere d’arte a
obbligarci a maturarne lentamente gli equivalenti nel
nostro cuore. … Non voglio terminare questa lettera
senza ringraziarvi, e con un qualche tristezza. Mi è
sembrato che la seconda parte del vostro articolo, così
benevolo nei miei riguardi, riflettesse meno che la prima
la vostra vera opinione, e soprattutto un movimento di
bontà, il desiderio di addolcire un poco le vostre
critiche. Avete avuto troppa indulgenza per i miei
Verdurin, che io trovo assolutamente mancati. Mi sembra
che le conversazioni nella serata da Mme de Saint-Euverte
mi siano riuscite con più finezza. Ma
avete ragione, tutto il libro è scadente.” - (Marcel
Proust, gennaio 1914) |