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“Mère des souvenirs, maîtresse des maîtresses” (Charles Baudelaire)
LA TEORIA DELLA MEMORIA

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  “Da un punto di vista generale, il tema delle due memorie, che costituisce la tesi filosofica fondamentale dell’opera, mi sembra sia di gran lunga uno dei meno originali … [l’episodio della madeleine] mi ha fatto sempre pensare a un tema da quarta ginnasio … La Recherche può venir letta interamente come una “psicopatologia della vita quotidiana” - (J.-F. Revel, Sur Proust, 1960)  
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Ma non tutti la pensano come Proust:
“L’opera di Marcel Proust porta un titolo ingannevole. Non è alla ricerca del tempo perduto che è partito, nel corso della sua vita dolorosa, il recluso di rue Hamelin, ma alla ricerca della felicità perduta … Il passato è il possesso pressoché perfetto. Si capisce allora che la felicità stia per lui nel passato, dal momento che così la possiede compiutamente e che niente e nessuno potrà arrivare a turbarla … La sua immagine di felicità assomiglia a un mummia: ben imbalsamata, la mummia può evidentemente durare in eterno, ma sarà necessario un miracolo perché essa possa parlare: Proust attende con costanza il miracolo e preferisce affidarsi a questa fragile certezza piuttosto che lasciar vivere la felicità, perché la felicità viva non potrebbe durare” - (Robert Brasillach, Portraits, 1935)

L’organizzazione delle reminiscenze involontarie è però impossibile, e una delle conquiste del romanzo sarà proprio quella della struttura, fatta di una molteplicità di simmetrie spaziali e temporali, di preparazioni e di ritorni. E’ per questo che Proust reagirà sempre con irritazione a chi incolperà la Recherche di mancanza di struttura


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