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Nerval e Baudelaire forniscono a Proust degli esempi di
scrittori che hanno esitato a lungo sulla forma delle loro
opere: Sylvie e Les
Chimères, o Les Fleurs du Mal e i Petits
poèmes en prose
costituiscono,
per Proust, “tentativi diversi di esprimere la stessa
cosa”. Questa debolezza da parte di artisti la cui
“visione interiore è ben certa e ben forte”, Proust
la mette curiosamente in conto a un possibile
“predominio dell’intelligenza che indica piuttosto le
vie diverse che il passare per una sola”. Lui stesso
esitante sulla forma che darà alla sua opera, Proust
approfondisce la sua analisi dell’intelligenza in un
testo che i due editori del Contre
Sainte-Beuve hanno proposto come prefazione al saggio
(di cui un estratto è qui riportato alla voce “Il
valore dell’intelligenza”). In esso sono esposte molte
reminiscenze involontarie: il gusto del pane tostato
inzuppato in una tazza di tè; la sensazione del pavimento
sconnesso di un cortile, che ricorda Venezia allo
scrittore; il rumore di un cucchiaio su un piatto che
evocando quello del martello degli operai battuto sulle
ruote di un treno, restituiscono a Proust una giornata di
viaggio che egli aveva invano tentato di ritrovare
attraverso le annotazioni letterarie tradizionali. Questo
testo sottolinea soprattutto l’impotenza
dell’intelligenza ad afferrare la realtà del passato.
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