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Autunno
1909: “Da aggiungere nell’ultima parte per la
mia concezione dell’arte. Ciò che si presenta
così oscuramente al fondo della coscienza, prima
di realizzarlo all’esterno bisogna fargli
attraversare una regione intermedia tra l’io
oscuro, e l’esterno, la nostra intelligenza, ma
come condurlo fin là, come afferrarlo” - (Marcel
Proust in Carnet
1908, Cahiers
Marcel Proust nouvelle série, #8) |
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Questa
scoperta, che si rivelerà la più importante del romanzo,
è preparata da numerosi episodi in cui il protagonista,
in presenza di un’impressione che è incapace di
definire, si rinchiude in se stesso (come per esempio
nell’episodio della madeleine);
ma ne Le Temps
retrouvé elementi tra i quali il rumore di un
cucchiaio, la rilegatura di un libro o il fondo sconnesso
del cortile dei Guermantes resuscitano altri momenti della
vita del protagonista, ormai capace di assumere la propria
memoria, e lo convincono a scrivere il suo libro. “Noi
giudichiamo il passato mediocre – scrive Proust – perché
lo pensiamo, ma il passato non è questo”.
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“L’abuso
che fa Proust della sua esperienza –
infinitamente fruttuoso se si consideri la sua
opera, ma del tutto deformante se si consideri il
carattere di quegli stati – si verifica seguendo
tre direzioni. Prima di tutto, fa oggetto di
conoscenza, in quanto atto a fornirgli un senso
oggettivo, ciò che è avvertito solo come una
lacerazione di tale conoscenza. Si appropria del
sentimento inebriante di felicità che vi trova, e
che altro non è se non la soluzione fortuita
dell’angoscia, per esternarla e liberarsi di
ogni ansietà. Infine identifica le condizioni e i
mezzi dell’esperienza (fenomeni
di memoria che gli consentono di sottrarsi alla
vita banale) con la verità e il senso che
crede di poter attribuire all’esperienza” - (Maurice
Blanchot, Faux
Pas) |
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