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“Mère des souvenirs, maîtresse des maîtresses” (Charles Baudelaire)
LA TEORIA DELLA MEMORIA

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  Autunno 1909: “Da aggiungere nell’ultima parte per la mia concezione dell’arte. Ciò che si presenta così oscuramente al fondo della coscienza, prima di realizzarlo all’esterno bisogna fargli attraversare una regione intermedia tra l’io oscuro, e l’esterno, la nostra intelligenza, ma come condurlo fin là, come afferrarlo” - (Marcel Proust in Carnet 1908, Cahiers Marcel Proust nouvelle série, #8)  
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Questa scoperta, che si rivelerà la più importante del romanzo, è preparata da numerosi episodi in cui il protagonista, in presenza di un’impressione che è incapace di definire, si rinchiude in se stesso (come per esempio nell’episodio della madeleine); ma ne Le Temps retrouvé elementi tra i quali il rumore di un cucchiaio, la rilegatura di un libro o il fondo sconnesso del cortile dei Guermantes resuscitano altri momenti della vita del protagonista, ormai capace di assumere la propria memoria, e lo convincono a scrivere il suo libro. “Noi giudichiamo il passato mediocre – scrive Proust – perché lo pensiamo, ma il passato non è questo”.
“L’abuso che fa Proust della sua esperienza – infinitamente fruttuoso se si consideri la sua opera, ma del tutto deformante se si consideri il carattere di quegli stati – si verifica seguendo tre direzioni. Prima di tutto, fa oggetto di conoscenza, in quanto atto a fornirgli un senso oggettivo, ciò che è avvertito solo come una lacerazione di tale conoscenza. Si appropria del sentimento inebriante di felicità che vi trova, e che altro non è se non la soluzione fortuita dell’angoscia, per esternarla e liberarsi di ogni ansietà. Infine identifica le condizioni e i mezzi dell’esperienza (fenomeni di memoria che gli consentono di sottrarsi alla vita banale) con la verità e il senso che crede di poter attribuire all’esperienza” - (Maurice Blanchot, Faux Pas)

 


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