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“Forse sono ottuso, ma non posso capire che un uomo impieghi trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno.”
L'ODISSEA DELLA PUBBLICAZIONE E L'ACCOGLIENZA DELLA CRITICA

Cronologia della pubblicazione della Recherche

Man mano che Proust diventa famoso, le critiche di Souday si ammorbidiscono, ma mai del tutto


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Da: Hommage a Marcel Proust, Nouvelle Revue Française, 1 gennaio 1923

Léon Daudet:
“Proust ha fatto progredire l’introspezione, la coscienza che l’uomo prende di sé, in una tale proporzione da eguagliarlo ai migliori moralisti di tutti i tempi”

Albert Thibaudet:
“Che tuttavia il ritrattista, il memorialista, il romanziere che sono in Proust non ci facciano dimenticare il moralista … Sotto questo aspetto, lo si può considerare come il rappresentante attuale della famiglia dei sottili analisti che da Montaigne in poi, non sono quasi mai mancati nella nostra letteratura”

Jacques Boulanger:
“Proust non ritiene mai che un fatto, purché contenga una briciola di senso, e un commento, per minimo che ne sia l’oggetto, debbano essere scartati o abbreviati per ragioni estetiche. Che siano veri, precisi, gli basta; il bello per lui non è rappresentato da una scelta all’interno della verità”

 
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  “L’essenziale nella ricerca non sono la memoria e il tempo, ma il segno e la verità. L’essenziale non è ricordare, ma apprendere.” - (Gilles Deleuze, Marcel Proust et les signes, 1964)  
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Di sicuro non scrive per chi ha fretta … se ci si decide a entrarci dentro con più coraggio, non lo si lascia più … Proust aveva delle doti da grande scrittore, ma troppo esclusivamente impressionista, non era capace di pensare da solo, e la sua ideologia non vale nulla … dispiace vedere uno scrittore peraltro così originale condotto a simili ovvietà dalla mania di teorizzare”

Solo Jacques Rivière, giovane segretario della Nouvelle Revue Française, intuì la composizione segreta del libro, e anche la portata epistemologica dell’intera Recherche, per la prima volta accostando Proust a Freud:
Proust cerca in primo luogo la verità e il suo primo impulso, il più ingenuo certo, ma anche il più profondo, è di crederla nascosta negli spettacoli offerti dai sensi. Tutta l’arte letteraria gli sembra un mezzo di estrarvela … Il suo bisogno di verità, di verità assoluta, che le cose hanno deluso, si volge a questo punto al loro riflesso dentro di lui. Ed è lui stesso, in quanto sistema di percezioni, di affetti e di idee, a diventare il proprio oggetto di studio. In altri termini, il suo sforzo applicato allo spazio si muta in uno sforzo concernente il tempo … Il problema letterario diventa in tal modo per Proust sorprendentemente vicino al problema psicologico per Freud: diventa quello di ricostruire l’integrità di una vita psichica, di riempire le lacune della memoria, di restituire la vita alle infime percezioni che cadono sotto l’oblio. … E come procede Proust per ottenere questo ritorno, questa resurrezione? Esattamente nel modo preconizzato da Freud: per mezzo delle associazioni di idee. … Proust, come Freud, crede all’inconscio, e ancora come Freud, a un inconscio determinato, attuale, se così posso dire” - (Jacques Rivière, Marcel Proust. L’Inconscient dans son œuvre, tratto da Quelques progrès dans l’étude du coeur humain: Proust et Freud”)


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