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“Forse sono ottuso, ma non posso capire che un uomo impieghi trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno.”
L'ODISSEA DELLA PUBBLICAZIONE E L'ACCOGLIENZA DELLA CRITICA

Cronologia della pubblicazione della Recherche

Proust lo ringraziò con molta emozione:


Signore,
finalmente trovo un lettore che indovina che il mio libro è un’opera dogmatica e una  costruzione! E che felicità per me che questo lettore siate voi. Perché i sentimenti che voi intendete esprimervi, io li ho spesso provati leggendovi; di modo che ciascuno di noi per proprio conto aveva mosso i primi passi verso l’altro, e posto le basi di un’amicizia spirituale. Voi non troverete il mio libro esente da difetti, come io non amo i vostri articoli senza riserva. Ma ciò non impedisce di amare; anche se avete detto di Stendhal, in una parentesi indignata, assurda e affascinante: “Egli giudica i suoi amici!”.

Ho trovato più retto e delicato, come artista, di non lasciar vedere, di non annunciare che era alla ricerca della Verità che io partivo, e nemmeno in cosa questa consistesse per me. Detesto talmente le opere ideologiche in cui il racconto non è tutto il tempo che un fallimento delle intenzioni dell’autore, che ho preferito non dire nulla. E’ solo alla fine del libro, e una volta che le lezioni della vita saranno state comprese, che il mio pensiero si svelerà. Quello [pensiero, ndr] che esprimo alla fine del primo volume, in quella parentesi sul Bois de Boulogne che ho innalzato come semplice paravento per terminare e delimitare un libro che per ragioni materiali non poteva superare le cinquecento pagine, è il contrario delle mie conclusioni. Se ve ne si ricavasse che il mio pensiero è scetticismo disincantato, ciò equivarrebbe del tutto a uno spettatore che avendo visto la fine del primo atto del Parsifal, in cui il personaggio non comprende la cerimonia e viene cacciato da Gurnemantz, supponesse che Wagner abbia inteso dire che la semplicità del cuore non conduce a nulla. In questo primo volume voi avete visto il piacere che mi provoca la sensazione della madeleine intinta nel tè, e io dico che smetto di sentirmi mortale, ecc. e che non ne comprendo la ragione. Tutto è costruito così. Se Swann affida così benevolmente Odette a M. de Charlus (ciò che mi dà l’impressione di aver voluto ripetere le banali situazioni del marito che confida nell’amante della propria moglie) è che M. de Charlus, ben lungi dall’essere l’amante di Odette, è un omosessuale che ha orrore delle donne, e Swann lo sa. Voi vedrete nel terzo volume la ragione profonda della scena delle due fanciulle, delle manie di mia zia Léonie, ecc.

No, se non avessi opinioni intellettuali, se cercassi semplicemente di ricordare e a far doppio uso attraverso i ricordi dei giorni vissuti, non mi prenderei, malato come sono, la pena di scrivere. Ma questa evoluzione di un pensiero, io non ho voluto analizzarla astrattamente, ma ricrearla, farla vivere. Sono dunque costretto a dipingere gli errori, senza credere di dover dire che li ritengo tali; tanto peggio per me se il lettore riterrà che io li consideri verità. Il secondo volume accentuerà questo malinteso. Mi è dolce sapere che ciò non vi è stato tra voi a me e vi prego di credere, per la bontà che avete avuto nel comunicarmelo, alla mia profondissima (e spero che voi mi consentiate di aggiungere, affettuosissima) riconoscenza.” - (Marcel Proust, lettera a Jacques Rivière, febbraio 1914)


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