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“Une
œuvre où il y a des théories est comme un
objet sur lequel on laisse la marque du prix”
(M.
Proust, Le
Temps retrouvé)
CANONI
POETICI |
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Con queste parole Lucien Daudet descrive in un articolo
apparso nel novembre del 1913 – anno della pubblicazione
dello Swann –
lo stile generoso di Marcel Proust: |
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“Lo
stile di Marcel Proust è totalmente in parallelo con il
suo pensiero: con scrupolosa precisione esso soddisfa
senza posa, al di là del credibile, ciò che ci
aspettiamo dall’ espressione in rapporto all’
impressione ricevuta. E quando alcune delle sue frasi
paiono a prima vista lunghe, ci accorgiamo ben presto che
esse si deducono l’una dall’altra - come quelle
scatole giapponesi la cui dimensione decrescente consente
di contenerle in una sola - che ciascuna di esse forma un
tutto completato da quella successiva, e che così doveva
essere perché i meandri del periodo potessero
accompagnare ogni sinuosità del pensiero e seguirne il
percorso per raggiungere alla fine un’esattezza
assoluta. Ogni parola è in effetti la sola pronunciabile
e se l’autore non trova, per esprimere quanto vuol far
intendere, che un termine tecnico, egli lo costringe a
uscire dall’ambito speciale e astratto in cui giaceva
per farvi circolare il sangue della sua opera; e così
bene che un musicista, un giardiniere, un pittore o un
medico possano credere, leggendo Du côté de chez Swann, che Proust abbia consacrato anni alla
musica o all’orticoltura, alla pittura o alla medicina.
Esatta erudizione non composta di mere parole e
improvvisata in vista di un libro, ma per così dire
innata … da consentire una tale abbondanza di immagini
che senza sosta la realtà si riflette in uno specchio,
veritiero ma imprevisto, che la completa, la commenta e la
raddoppia... Pochissimi
scrittori hanno saputo ispirarci quella grande fiducia in
loro, quella certezza che ci dicessero ciò che pensavano
senza mascheramenti e senza restrizioni, lasciandoci certi
che al di là del loro talento non avevano ancora per noi
un arsenale di segreti, consigli, e istruzioni pratiche di
cui avremo potuto approfittare se fossimo vissuti nel loro
tempo, e se li avessimo conosciuti. La letteratura, quando
non è che la manifestazione ripetuta e volontaria di un
“dono”, per quanto eccezionale, resta un’arte
sterile, egoista, chiusa e lontanissima
dall’intelligenza. Ma se al contrario in un essere di
grande valore e di magnifico intelletto (qualcuno cioè di
cui si scopre il genio quando è morto) ” essa è il
solo modo di accordare pensieri, scienze e sensazioni in
un’unica armonia, allora la letteratura si spoglia,
decanta, ritorna in apparenza così semplice a forza di
complessità invisibili, che ne siamo meravigliati – e
scoraggiati”
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