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“Une
œuvre où il y a des théories est comme un
objet sur lequel on laisse la marque du prix”
(M.
Proust, Le
Temps retrouvé)
CANONI
POETICI |
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Nel 1908, Daniel Halévy sottopose a Proust una serie di
versi da lui scritti. Proust li corresse,
aggiungendovi commenti di questo tenore: “odioso,
informe, idiota. Naturalista, e dunque stupido. Bella
immagine, ma condotta maldestramente. Molto bene, ma già
letto da qualche parte.” … |
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“…
Mio caro Daniel, ora che mi hai costretto a leggere questi
versi pieni di talento, ma così penosi, noiosi e talvolta
esecrabili, e a scrivere queste inezie, ti dico che uffa,
poso la mia penna di critico e mi levo la maschera del
pedante. Spero di non averti lasciato segni, e che tu non
me ne voglia. Ti stringo la mano, e non attribuisco a
tutto ciò alcuna importanza. E poi si scrive di fretta,
quando si corregge un problema. Soprattutto, non ho alcuna
opinione su questo genere di cose, non vi provo alcun
piacere e quindi non posso dire che sia bello, dato che
non ho potuto ancora costruirmene un’estetica. E poi
c’è dell’altro, e credo che sia crudele. Per avere la
coscienza tranquilla … ti dico: Ragazzo, leggete Omero,
Platone, Lucrezio, Virgilio, Tacito, Shakespeare, Shelley,
Emerson, Goethe, La Fontaine, Racine, Villon, Théophile,
Bossuet, La Bruyère, Descartes, Montesquieu, Rousseau,
Diderot, Flaubert, Sainte-Beuve, Baudelaire, Renan, France…
imparerete
che se il vostro spirito è originale e potente, le vostre
opere non lo saranno che a condizione che siate
assolutamente sincero, e che il pastiche, il sacrificio a
una forma che vi piace, il desiderio di essere originale
sono pari alle sembianze un po’ nascoste, e quindi
pericolossime, dell’insincerità, e poi, ma è
secondario, che la semplicità possiede eleganze infinite,
e la naturalezza fascini ineffabili …” - (Daniel Halévy,
Pays parisiens,
Grasset, 1932)
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