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“(…)
senza piaceri, senza scopo, senza attività, senza
ambizione, con la mia vita finita
davanti a me e il sentimento della pena che causo
ai miei genitori, ho ben poco di cui gioire.” -
Marcel Proust a Constantin de Brancovan, 31
gennaio 1901 |
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Snob,
egoista, nevrotico: in una parola, il più insopportabile
degli esseri umani.
Così era Marcel Proust. Un genio.
Il Proust del 1904 è un bambino viziato di trentatré
anni, lamentoso, malato che non vuole guarire, che dorme
di giorno – ed esige dalla madre che rispetti e faccia
rispettare il suo sonno – e che frequenta, di notte,
amici ancora più insopportabili di lui, i Montesquiou, le
Anna de Noailles, con cui ha in continuazione piccole
scaramucce d’amor proprio. Ma Marcel, per le persone che
amava, era un amico devoto, sincero, generoso…
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“lo
rivedo … ordinare le cene più costose, cedere
ai suggerimenti interessati del maître
d’hôtel, offrire champagne, frutti
esotici… E vi spiegava che che non potevate
meglio dimostrargli la vostra amicizia che
accettando” - (Georges de Lauris) |
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