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PROUST L'INSOPPORTABILE ?


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“Sono sospeso tra caffeina, aspirina, asma, angina e in fin dei conti, sei giorni su sette, tra la vita e la morte”

 
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Per anni rinchiuso nella sua camera tappezzata di sughero, senza mai vedere il sole, Proust scrive. Della vita che continua dietro le sue persiane sempre chiuse, a Parigi come a Cabourg, non riceve che eco lontane.

Quando esce, è ancora per il suo libro: una sera di aprile, Proust si alza eccezionalmente prima del calar del sole per rivedere i meli in fiore prima di scriverne; infila una pelliccia sulla camicia da notte e si fa portare a Rueil; i paesani lo scambiano per Bonnot. Gli succede di far svegliare 

a mezzanotte gli strumentisti di un quartetto perché vengano a suonare nella sua stanza. Ma le sue uscite non sono innocenti: durante i peggiori anni della guerra, Proust frequenta regolarmente un bordello maschile cui dona alcuni mobili appartenuti alla sua famiglia, e si immerge, là, nei “pozzi di Sodoma”. E’ una corsa contro la morte. Negli ultimi anni della sua vita Proust diventerà il “Proust del Ritz”, passando al grand hotel tutti i momenti in cui non è in casa.

[era dotato di] una divinazione poco invidiabile, [quella di] scoprire tutte le piccolezze, spesso ben nascoste, di un cuore umano e ne aveva orrore, [coglieva] anche le menzogne più insignificanti, le barriere mentali, i piccoli segreti, il finto disinteresse, la parola amabile che doveva tornare utile, la verità un po’ alterata per convenienza, insomma tutto ciò che disturba l’amore, rattrista l’amicizia e rende banali le relazioni era per Proust oggetto costante di stupore, di tristezza o di ironia” - (Lucien Daudet, Autour de Soixante Lettres de Marcel Proust)


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