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L'incontro
con Proust
“Lessi
lo Swann per la prima volta verso la primavera del 1914. Non
dimenticherò mai lo sbalordimento, l’emozione
profonda in cui fui immediatamente immerso. E’
la seconda parte dell’opera, Un amour de Swann, quella che mi sconvolse più profondamente.
Entravo in un nuovo mondo. Avevo la sensazione
di vedersi aprire sull’amore una porta che mai
nessuno aveva notato e che conduceva a un cielo
notturno e magnifico, popolato da una miriade di dolorose piccole stelle”¹ |
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Dopo
la lettura dello Swann
che tanto lo aveva colpito, Rivière avrebbe voluto
incontrare Proust ma non vi riuscì a causa della
guerra. In quel periodo Proust frequentava solo gli
amici più stretti, Rivière fu fatto prigioniero dai
Tedeschi. Ma tra i due iniziò una corrispondenza, e
Rivière, senza appunto averlo mai conosciuto di
persona, disse che Proust fu sin dalle prime lettere
“di una gentilezza squisita”. Finita la guerra, Rivière
riprese l’opera di Proust, la cui lettura era stata
interrotta dagli eventi, e come scrive, ebbe
l’impressione che “la sua giovinezza era cresciuta,
era raggiante di grazia e di forze che mi erano prima
sfuggite. Compresi di colpo che era la Grande Opera
della nostra epoca, e che la sua influenza era
immensa”. Presentando Proust nel 1923 a una
conferenza, Rivière dichiarò di non possedere alcuna
capacità ritrattistica, e di essere dunque incapace di
descrivere l’aspetto di Marcel Proust. Ciò non toglie
che egli diffidò il pubblico dal costruirsi
un’immagine visiva dello scrittore basata sulle
fotografie disponibili:
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“Vi metto in guardia contro le
fotografie, che sono quasi tutte di
un’epoca molto anteriore a quella in cui
nacque veramente il Proust scrittore, e che danno
di lui un’immagine di gran lunga troppo
leziosa. Vi era nella sua figura qualcosa di
molto più netto e marcato, e nel suo sguardo
una fiamma molto più calda e luminosa di quanto
non si possa immaginare guardando i ritratti
della sua giovinezza.”¹ |
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