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PROUST RACCONTATO DA JACQUES RIVIÈRE

Cronologia


Nel 1919 Rivière scrisse: “Lo stile. Impossibile contestarne la goffaggine. Essa corrisponde a ciò che difetta in Proust di volontà. (Ma era forse necessario ch’egli ne difettasse per diventare soggetto e vittima di tanti sentimenti)”. (Jacques Rivière, Le Roman de Monsieur Marcel Proust)

Ma Proust era in cerca della verità, della sua in primo luogo e di un vero universale, patrimonio di tutti gli uomini – e un intelletto sofisticato come quello di Rivière non poteva restarvi indifferente: “Io credo che … tutta la recherche du temps perdu sia nata dal bisogno di afferrare, di possedere l’inafferrabile e di eternizzarlo riconducendolo a qualcosa nell’ordine della verità. … Non potremo mai capirne nulla … se non ci rappresentiamo incessantemente questo spirito che cerca, che desidera…”¹

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“Comprendersi e comprendere l’uomo sono le sole occupazioni che abbiano senso in questa vita”
Jacques Rivière, Marcel Proust, 1 dicembre 1922

 
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Thierry Laget scrive che “Rivière avrebbe potuto vivere fino a cent’anni: forse avrebbe finito per stufarsi di Proust, ma mai senza dubbio a causa di ciò che “vi era di incompatibile tra la sua nobiltà e una segreta debolezza proustiana” – perché questa debolezza egli l’aveva già denunciata nel 1919, ed essa non gli impedì comunque di gioire della Recherche. Gli sarebbe stato sufficiente vivere fino al 1927, data di pubblicazione del Temps retrouvé, per capire che né Proust, né il narratore del suo romanzo erano deboli, e che al contrario essi erano stati i soli della loro epoca a possedere la volontà di decifrare il libro interiore dei segni sconosciuti”. (Thierry Laget, Cahiers Marcel Proust, #13)


¹Jacques Rivière, Marcel Proust, 1 marzo 1924


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