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“Aveva
una memoria prodigiosa, niente era mai perduto,
ed era capace di ripetervi, a distanza di anni,
una frase che gli avevate detto e di cui non vi
era rimasto il minimo ricordo”¹
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Rivière,
che in seguito frequentò molto spesso Proust - di cui
divenne l’editore, ci dà dell’altro lato di Proust,
quello insistente, tenace, determinato, un ritratto
curioso e divertente: “Proust
era esposto, disarmato, ma esigente. … C’erano
molte cose che Proust desiderava, voleva o comunque
intendeva ottenere. E aveva per ottenerle un metodo
straordinario, del tutto istintivo. Egli prediligeva i
percorsi spezzati, quelli che gli consentivano di
passare tra tutti gli ostacoli”¹.
Rivière racconta che Proust rivelava in questi casi
un’energia insospettabile, ancorché rivolta a
vantaggio di altri piuttosto che al suo personale: se
Proust voleva che Rivière pubblicasse qualcuno dei suoi
amici o protetti, ne parlava continuamente e in modo
tale da renderli simpatici, e se il talento difettava,
gentilmente ma ripetutamente faceva notare a Rivière
che la N.R.F. aveva pubblicato anche di
peggio. Rivière
racconta che di fronte alla sua inflessibilità, Proust
passava allora al contrattacco rimproverandogli
regolarmente il rifiuto che questi gli aveva opposto. E
Proust aveva notoriamente una
memoria
da elefante
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