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Lo stile di Proust
Jacques
Rivière fu uno dei primi estimatori di Proust, e senza
dubbio il primo in assoluto a rilevare che tra Freud e
Proust vi erano parallelismi significativi. Rivière fu
amico personale, editore, critico, mentore, confidente di
Proust - ma più che di Proust stesso, Rivière fu in primo
luogo un adoratore
della Recherche.
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“Non
è Proust che Rivière venera. Sono i suoi
libri. E’ il suo pensiero” - Thierry Laget,
Cahiers Marcel Proust #13 |
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“Amavo
Proust teneramente, e credo che egli nutrisse per me
dell’affetto; ma né in lui, né in me, l’amicizia
contemplò mai l’illusione, né ci obbligò mai a
immaginarci l’un l’altro diversi da ciò che
eravamo”
Jacques
Rivière, Marcel
Proust et l’esprit positif: ses idées sur l’amour,
24 gennaio 1923
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Rivière, che come scrive Thierry Laget “edificò
una liturgia proustiana”, ebbe nei confronti dello
stile di Proust e della sua opera un rapporto di
adorazione oscillante tra la folgorazione emotiva ed
estetica, e una attenuata ma persistente riserva morale,
forse dovuta al fatto che Rivière morì nel 1925, cioè
due anni prima che fosse pubblicato Le
Temps retrouvé. Nel 1918, dopo aver letto di Proust
solo lo Swann,
Rivière scrisse: “Io so che se Proust non dirige le
sue facoltà straordinarie su dei soggetti buoni, può
facilmente cadere nel raffinato e nel tedioso. Ma domina
comunque la speranza, quella di vederlo cambiare
direzione: e la prospettiva che ciò mi fa intravedere
è di una qualità così unica da farmi battere il
cuore” (L’Évolution
du roman après le Symbolisme, 27 marzo 1918) |
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