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PROUST RACCONTATO DA JACQUES RIVIÈRE

Cronologia

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  Ritratto di Proust adolescente
“Il ragazzo che Marcel Proust era nel 1888 … un giovane principe persiano dai grandi occhi di gazzella, dalle palpebre illanguidite; rispettoso, sinuoso, carezzevole, inquieto; cercatore di delizie, per il quale nulla era insignificante; irritato dagli ostacoli che la natura oppone ai tentativi dell’uomo – soprattutto dell’uomo che lui era, così fragile; - indaffarato a convertire in qualche cosa di attivo quel passivo che sembrava la sua sorte; teso verso il più, il troppo, fino alla sua bontà affascinante; questo giovanotto romantico, io lo disegnerei volentieri, a memoria” - Paul Desjardins, Hommage, N.R.F. 1 gennaio 1923
 
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Rivière conferma che vi era in Proust una debolezza, una “mancanza di pugnacità”, una ripugnanza a combattere, a farsi strada per forza, a “cambiare a suo vantaggio l’ordine del mondo o, se si vuole, ad agire” che secondo il critico devono venire sottolineati prima di qualunque altro tratto dell’Autore. Ciò non toglie, scrive Rivière, che Proust fosse “agli antipodi della mollezza e della timidezza”. Ma in generale, vi era in lui “qualcosa di esposto, di abbandonato, di smantellato. Il suo organismo morale non era fatto per la concentrazione, l’affermazione e la conquista. Le cose minime, i più piccoli accidenti della vita prendevano su di lui un ascendente; non li prevedeva mai, né li parava”. Del resto, Proust era malato o secondo le parole di Rivière, “massimamente inadatto alla vita, assolutamente incapace di rispondere alle sue provocazioni”.

“Non si può capire Proust o la sua opera che rappresentandosi la sua imperizia, la sua immensa goffaggine, la sua completa infermità pratica e nello stesso tempo il suo appetito, quella direzione di tutto il suo essere verso le cose, le persone, la vita, la sua continua applicazione a strappar loro qualcosa, a espropriarle di qualcosa”¹

¹ Jacques Rivière, Marcel Proust, 1 marzo 1924


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