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Proust
era contorto, e aveva un’intelligenza tortuosa:
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“La sua
intelligenza soffriva di una sorta di mostruosità,
che consisteva nel non poter pervenire al presente che
percorrendo di nuovo tutta una parte del suo passato.
Non sbucava nel presente che attraverso il groviglio,
complesso e distinto, dei mille rivoli della sua vita
anteriore. Non si produceva in lui quasi nessuna
attenuazione dei ricordi ed era proprio questo,
evidentemente, a condizionarlo così tanto nella sua
vita pratica, perché agire è in primo luogo aver
dimenticato”¹
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¹
Jacques
Rivière, Marcel
Proust, 1 marzo 1924
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