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| PROUST
RACCONTATO DA DAUDET |
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Le
serate eleganti: un’occasione mancata
Proust
era un gran frequentatore di salotti, ma non riuscì mai
a entrare in quei circoli mondani davvero d’élite che
così bene descrisse nella Recherche,
e in cui Lucien Daudet, intimo dell’imperatrice
Eugenia, era invece di casa |
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(Fino
al 1919) Proust usciva tutte le sere e frequentava
ambienti diversi tra loro perché non era tanto il fatto
di essere invitato a divertirlo, né il cenare o pranzare
con persone più o meno conosciute e nemmeno il recarsi a
un gran ballo o a un’oscura serata, ma piuttosto la
verifica pazientemente aggiornata della meccanica sociale
– la situazione delle persone in rapporto al proprio
ambiente o a quelli vicini, le loro alleanze e le loro
evoluzioni. (Mi sono accorto dopo che in quell’epoca in
cui il suo genio registrava tutto con un istinto pari alla
perspicacia, non gli è riuscito di farsi ricevere in
autentica e costante intimità da una Madame da Guermantes
per veder funzionare gli ingranaggi interni di qualche
famiglia francese al di fuori delle ore di pompa. E’
increscioso che egli non abbia conosciuto da vicino, in
tutte le ore del giorno, una certa forma di semplicità
perfetta, di preoccupazione caritatevole, né gustato il
fascino quasi rustico, che fanno capire in parte ciò che
vi è di rispettabile nella parola Francia,
e che altre intimità, di una “eleganza” brillante ma
senza passato, non avrebbero saputo fargli sospettare). Il
mondo contava per lui, ma come i fiori contano per il
botanico, non come contano per il gentiluomo che acquista
un bouquet.
… E poiché era capace di nobilitare qualunque
pettegolezzo e di renderlo esemplare innalzandolo al rango
delle leggi sociali o mondane, rientrava ogni volta a casa
con un po’ più di esperienza – un’esperienza che
prevedeva indispensabile senza sapere ancora come
l’avrebbe utilizzata.”
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