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| PROUST
RACCONTATO DA DAUDET |
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Monotonia
e urgenza nella vita di Proust
Cadenzata
dai rituali della malattia, monotona di necessità, la
vita di Proust sembra a Daudet dover scorrere secondo
due binari paralleli e particolari: lentissima e fuori
dal tempo, da una parte, e velocissima dall’altra,
perché Proust sapeva di non avere una lunga vita
davanti a sé. Daudet si domanda allora se proprio dalla
temporalità peculiare della vita di Proust non sia nata
la sua teorizzazione sul tempo: |
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“il
tempo doveva trascorrere per lui con rapidità anomala,
accelerato com’era dalla mole del lavoro svolto in
condizioni di vita quasi invariabili - similmente al suo
scorrere rapido per il monaco, le cui preghiere incessanti
sono sottoposte alla Regola, o al sovrano, i cui
innumerevoli obblighi sono regolati dall’Etichetta … E
mi sono spesso domandato se per le stesse ragioni di
monotona rapidità, questo nuovo valore del tempo, creato
dal suo modo di vivere, non sia divenuto per il suo
spirito il suo valore normale, poi la sua concezione, e
infine un “sistema del tempo”
Marie
Nordlinger visita Proust, che è a letto malato, e lo
trova intento all’accanita traduzione del Sésame, cui
lavora ogni notte fino all’alba:
(circa
2 giugno 1905) “Torno dagli Stati Uniti dopo
un’assenza di qualche mese, e lo trovo a letto, gli
occhi infiammati, il viso scavato circondato da una lunga
barba scura. Era davvero lui? Solo la voce sorrideva:
“Baciatemi, Mary. Ogni giorno vi penso molto. Che avete?
Avete visto delle belle cose in America?” Ma Sésame
aspettava, e bisognava affrettarsi. Marcel Proust aveva un
appuntamento urgente e capitale con se stesso, con il
“libro essenziale”. Lavorammo insieme fino
all’alba”
(Marie Nordlnger, Lettres è a une amie, 1942)
(7
dicembre 1906) “Ho chiuso per sempre l’era delle
traduzioni, che Maman adorava. E quanto alle traduzioni di
me stesso, non ne ho più il coraggio”
(lettera
di Marcel Proust a Marie Nordlinger, Correspondance)
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