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PROUST RACCONTATO DA DAUDET

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Proust, la malattia  e la natura (1)
Proust consultò molti testi di botanica per le sue descrizioni dei fiori e della vegetazione nella Recherche. Daudet gli fu di grande aiuto, e molte lettere tra i due scrittori hanno i fiori come tema: Marcel verificava con Lucien che le date di fioritura di fiori e piante del romanzo coincidessero senza errori con quelli naturali. Nelle due citazioni che seguono Daudet illustra la rapidità e l’ampiezza della visione di Proust, capace di cogliere, nel giro di pochi secondi, un’immagine naturale in tutte le sue sfumature. Emerge qui, come in altri punti dell’Autour – e specialmente nella corrispondenza - quanto la malattia di Proust ne limitasse infinitamente le possibilità. Altrove nell’opera è descritta la pena degli amici di Proust riguardo al suo stato di salute, dato che tutti lo sapevano minato da un male incurabile: “La sua sofferenza era di quelle di cui non si osa parlare al malato che la conosce”.
“Amava la natura come si ama uno spettacolo e allo stesso tempo come si ama qualcuno, e poiché la salute lo privava già della possibilità di osservarla e di amarla a suo piacimento, egli non perdeva  occasione di coglierne non foss’altro che un campione, persino a Parigi. Gli bastava attraversare in macchina Place de la Concorde o uno dei ponti, ed ecco che egli vedeva in un tramonto, in una luna crescente, un riflesso di alberi o di luce, la bellezza definitiva che un altro sguardo avrebbe impiegato ore a cogliere male. Costringeva la sua vista a essere rapida e universale: i suoi occhi raccoglievano con un’ampiezza grandiosa ciò che il suo genio avrebbe classificato, decantato e definito in seguito per renderceli con la bellezza nativa, la primizia, arricchite dall’operazione magica del suo talento.”


Proust, la malattia  e la natura (2)

“Il rimpianto inespresso che si prova a non poter trattenere quella visione, quasi dolorosa … è lo stesso provato da Marcel Proust quando memorizzava i meli e i peri in fiore, i biancospini e le rose di macchia, i lillà, il mare con le sue onde, il cielo e le sue nubi, sapendo che si trattava per lui di un’ora privilegiata ma pericolosa, strappata alla salute, alla vita – e che doveva in pochi istanti farne provvista, forse per l’ultima volta. Impressioni della natura appassionate e tristi come un amore perduto, e che mi ricordano le parole di mio padre quando in fin di vita, non vedendo più dal fondo di un landò quella natura che tanto amava, disse: “ ci sono dei giorni in cui vorrei abbracciare gli alberi”.


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