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Madame
Proust morì il 26 settembre 1905. Proust
scriverà a Montesquiou: “La mia vita ha ormai
perso il suo unico scopo, la sua unica dolcezza,
il suo unico amore, la sua unica consolazione.
Ho perduto colei la cui vigilanza incessante mi
elargiva con pace e amore l’unica dolcezza
della vita, che a tratti assaporo ancora. (…)
Ella ha dovuto capire la saggezza dei genitori
che prima di morire uccidono i loro bambini.
Come diceva l’infermiera che la curava, per
lei io avevo sempre quattro anni.”
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La
durezza di Mme Proust
[Primavera 1903?]
Mia
cara Mammina,
La
mia uscita non mi ha provocato oppressione, ma ho
commesso la sciocchezza di tornare a piedi e sono
rincasato gelato, ecc. Ma ho pensato a te con tale
affetto che se non avessi temuto di svegliarti sarei
entrato nella tua stanza. E’ il ritorno dell’asma e
della febbre da fieno, mia vera natura fisica, che mi è
valso questa pienezza della mia vera natura morale? Non
so. Ma era da molto tempo che non avevo pensato a te con
un tale parossismo di tenerezza. In questo momento
stanco, e scrivendo con la punta delle dita, ho paura di
dire male ciò che vorrei dire. Come il dolore rende
egoisti e impedisce di essere affettuosi! E soprattutto,
quanto le delusioni, che da qualche anno tu mi hai
provocato con parole che, seppure rare, per me sono
passate alla storia per la loro ironia sprezzante e la
loro durezza (sebbene tutto ciò sembri paradossale) mi
aveva distolto dal coltivare una tenerezza incompresa.
Ma tutto questo è assurdo, perché sono stanco, non
saprei esprimerti in questo momento tutto quello che
pensavo poco fa
E il meno che potrei dire
Se provassi sulla mia lira
La spezzerebbe come un giunco.
Mille
teneri baci
Marcel |