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Mme PROUST


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  (…) la figura di mio Padre, i cui occhi chiusi per sempre rimangono aperti solo in fondo alla memoria di coloro che lo hanno amato. Ma tra i suoi occhi e la vita, la nostra memoria stende il velo definitivo del Tempo. Essi non vedono nulla della vita che continua, e il loro sguardo di allora si rivolge solo alle cose del passato, che noi abbiamo conosciuto (e molte delle quali sono distrutte sulla terra, e non esistono più, pure esse, che nell’asilo di memorie fedeli.)- [Verso i primi di giugno 1905]  
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Adrien Proust
Orléans, martedì 23 settembre 1890

Mio caro Paparino,

Se non ho ancora iniziato la corrispondenza con te, è perché ho trascorso la mia licenza soprattutto a letto (probabilmente la mamma te l'aveva scritto) e ho avuto tanto da fare ieri (primo giorno di rientro) che non ho potuto scrivere neanche alla mamma. Spero che Maupassant ti sia piaciuto. Non mi deve conoscere, perché l’ho visto solo due volte, a causa della sua malattia e del suo viaggio, ma deve sapere più o meno chi sono. (…) Siccome ho pochissimo tempo non ti mando oggi che questa breve testimonianza di un pensarti costante e tenero. A domani, caro paparino, ricordami al prezioso pensiero del tuo prezioso poeta [Dr. Henri Cazalis, 1840-1909, poeta buddista, amico intimo di Maupassant, Mallarmé e Jammes] e mettimi ai piedi della signora Cazalis (…)
Ti bacio infinitamente

Tuo figlio Marcel

 


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