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Mme PROUST


Marcel mente a sua madre
Giovedì ore 11 della sera
[22 ottobre 1896]

Mia cara Mammina,

Ti scrivo in uno stato di profonda malinconia. Innanzitutto quel denaro perso (e sospetto rubato, perché mi sono reso conto che non era nella tasca scucita) che dapprima mi aveva infastidito, assume proporzioni gigantesche [in realtà il denaro non era stato rubato, ma speso da Marcel in mance principesche e regali]. Stasera, attraverso il mal di stomaco, la serata ecc., questa storia mi perseguita come un delitto nei vostri confronti,  non saprei. Insomma, capisco le persone che si uccidono per un nonnulla. Più di trenta franchi! A questo proposito la cosa più urgente da inviarmi è del denaro (mandamene troppo e tremo all’idea che non basti), perché altrimenti non potrei, se mi decidessi, ritornare. (…) Ti chiedo scusa di non scriverti una lettera più allegra, ma a cosa servirebbe scrivertela se non fosse per dirti tutto, e stasera, correndo come il Père Grandet dietro il mio denaro, sono sfibrato dal rimorso, assillato dagli scrupoli, oppresso dalla malinconia. (…)

Il tuo piccolo Marcel


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