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Proust
voleva essere letto molto e da
tutti ,
per questo teneva che il prezzo dei suoi libri fosse il più
basso possibile. D’altra parte, egli esigeva di essere
pagato bene e puntualmente – preoccupazione che emerge
continuamente nella corrispondenza. Ed era anche un
lettore attento di tutte le sfumature delle lettere che
riceveva da Gallimard, come dimostra questa risposta:
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“(prima del) 30 maggio 1916
(…)
E’ curioso quanto le vostre lettere siano (per
usare un termine che si impiega per i fiumi) di
“portata” ineguale. Quando non avete niente da
dire che vi tocchi, non dite quasi nulla. Ho
ricevuto da voi parole scritte senza dubbio per
gentilezza, e che erano solo sottili rivoli di cui
si intravvedeva l’aridità. Ciò diventa un
torrente quando fate scorrere i sentimenti
impetuosi che vi vengono dalle regioni più
elevate di voi stesso. Non vi si riconosce più,
ci si sente trasportare là ove poco prima si
sarebbe potuto credere (se non vi si conoscesse) a
un letto di sassi secchi. E la portata (senso:
dizione, scelta delle parole) cambia con
l’altro”
Marcel
Proust a Gaston Gallimard, Correspondance,
lettera #15, Coll. nrf, Gallimard 1989
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“(poco
dopo il) 5 novembre 1912
(…) desidero
essere letto, e non solo dai ricchi o dai
bibliofili. E non voglio che la mia opera
costi più di 7 franchi all’acquirente, anche se
ne dovesse risultare una spesa maggiore per me. E’
una questione di diffusione.”
Marcel
Proust a Gaston Gallimard, Correspondance,
lettera #3, Coll. nrf, Gallimard 1989 |
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Nota #1: quasi tutte le lettere di Proust a
Gallimard citate nella Correspondance sono manoscritte, quasi tutte le lettere di Gallimard
a Proust citate nella Correspondance
sono dattilografate
Nota#2: ove
non è indicato [… n.d.r.] si intende che le note sono
di Pascal Fouché
Nota#3:
per Correspondance
si intende Marcel
Proust, Gaston Gallimard
- Correspondance,
Édition établie, présentée et annotée par Pascal
Fouché, Coll. nrf - Gallimard, 1989 |
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