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Altre
lettere
“22
ottobre 1916
Caro amico … Sto
attraversando qualche settimana di depressione, di
ansia, ed ero così a disagio che la minima cosa era per me
uno sforzo: non mi decidevo a scrivervi, seccamente, in tre
righe, che come voi, come Gide, pensavo che non bisognasse
attendere la fine della guerra per comporre i vostri libri
…”
Gaston Gallimard a Marcel Proust, Correspondance, lettera #29, Coll. nrf, Gallimard 1989
“5
(o 6) novembre 1916
(…) Ma caro amico, credo anche che bisogna incontrare un
medico convincente solo dopo essersi assicurati che
l’energia e l’incuranza della salute che vi daranno la
sua convinzione non siano cose pericolose, cioè che non vi
sia organicamente o meno qualcosa per la quale le cure, ecc.
siano necessarie. Mi rimprovererò sempre di aver
raccomandato Dubois (di Berna), per altro uomo ammirevole, a
un uomo di una cinquantina d’anni, martirizzato da due da
una dispepsia che gli impediva di digerire e che si
traduceva in una dilatazione ribelle di cui tutti gli
specialisti dello stomaco (e tra loro anche mio padre) si
erano occupati senza risultato. Un bicchiere d’acqua gli
restava nello stomaco per 15 ore, ecc. Ho inviato il malato
a Dubois che gli parlò per circa un quarto d’ora. Dalla
sera stessa, il malato digeriva l’astice, l’insalata
russa, ecc. Quando provava un’esitazione davanti a un
pasto troppo pesante, scriveva a Dubois a Berna, e questi in
una sola parola dissipava i suoi timori. Sfortunatamente, ciò
che io ignoravo, il malato era albuminurico. Il suo nuovo
regime fu sopportato ammirevolmente dal suo stomaco, ma non
dai suoi reni. E’ morto di uremia poco dopo, senza che si
sappia troppo se avrebbe potuto sottrarsi alla fine
continuando a credersi malato di stomaco e mangiando quasi
nulla. E’ ciò che chiamo nello Swann, o piuttosto nel
seguito, la
nevrosi
protettrice. Mi sembra dunque necessario
che prima di consegnarsi a un medico convincente ci si
faccia esaminare da un medico illuminato che non abbia
l’idea preconcetta che tutto è nervoso. Il beneficio è
allora doppio, perché se egli non trova nulla che la
cura psicoterapeutica possa danneggiare,
ci si abbandona a questa senza remore e senza timore, cioè
nel modo migliore, come per imparare a nuotare.”
Marcel
Proust a Gaston Gallimard, Correspondance,
lettera #31, Coll. nrf, Gallimard 1989
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