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FRAMMENTI CRITICI

Roland BARTHES


“Sto preparando un lavoro su Proust. Limito il mio lavoro alla nozione di feticcio.
Lo scrittore che deve far fronte alla seduzione edipica della madre, seduzione a malapena velata da un racconto di George Sand che narra l’amore incestuoso di François le Champi per Madeleine, la sua madre adottiva con cui si sposerà alla fine dell’opera. Il racconto è quello fatto dal narratore della Recherche, ma l’attaccamento di Proust per sua madre era intenso e invasivo: egli poteva a pena separarsi da lei. Evoco anche la scena del bacio in cui Marcel (chiamiamo così il narratore della ricerca) è colto da angoscia perché sua madre non viene a baciarlo. Quando finalmente le manifesta il suo desiderio chiamandola dalla finestra mentre lei sta accogliendo Swann in giardino, la madre lo raggiunge in camera da letto. Immediatamente Marcel è invaso da un profondo senso di colpa, e si rimprovera di “ucciderla” simbolicamente facendola invecchiare. I temi che voglio evocare sono quelli del Nome del padre. Il soggetto scrittore/narratore. La sublimazione nell’arte. L’arte come sostituto del Nome del padre. Da cui la perversione come sostituto della psicosi. (…) L’arte come feticcio per soffocare la minaccia di castrazione e manipolare la differenza dei sessi nella scena immaginaria. La scrittura come tentativo di unificazione dell’io: lo specchio dello scrittore. Stadio dello specchio. La permanenza del fantasma del perverso proustiano. Lo stile proustiano che è “ leggi le tue cancellature”. E’ svelare per meglio nascondere, o il contrario”

Roland BARTHES
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