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“Sto
preparando un lavoro su Proust. Limito il mio lavoro
alla nozione di feticcio.
Lo scrittore che deve far fronte alla seduzione
edipica della madre, seduzione a malapena velata da
un racconto di George Sand che narra l’amore
incestuoso di François le Champi per Madeleine, la
sua madre adottiva con cui si sposerà alla fine
dell’opera.
Il racconto è
quello fatto dal narratore della Recherche,
ma l’attaccamento di Proust per sua madre era
intenso e invasivo: egli poteva a pena separarsi da
lei.
Evoco
anche la scena del bacio in cui Marcel (chiamiamo
così il narratore della ricerca) è colto da
angoscia perché sua madre non viene a baciarlo.
Quando finalmente le manifesta il suo desiderio
chiamandola dalla finestra mentre lei sta
accogliendo Swann in giardino, la madre lo raggiunge
in camera da letto. Immediatamente Marcel è invaso
da un profondo senso di colpa, e si rimprovera di
“ucciderla” simbolicamente facendola
invecchiare. I
temi che voglio evocare sono quelli del Nome del
padre. Il soggetto scrittore/narratore. La
sublimazione nell’arte. L’arte come sostituto
del Nome del padre. Da cui la perversione come
sostituto della psicosi. (…) L’arte come
feticcio per soffocare la minaccia di castrazione e
manipolare la differenza dei sessi nella scena
immaginaria. La scrittura come tentativo di
unificazione dell’io: lo specchio dello scrittore.
Stadio dello specchio. La permanenza del fantasma
del perverso proustiano. Lo stile proustiano che è
“ leggi le tue cancellature”. E’ svelare per meglio nascondere, o il
contrario”
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