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Lettera di RILKE alla Principessa Marie TAXIS, a
Lautschin
21 gennaio 1914
(mercoledì)
(…) L’altro
è un Marcel Proust, Du
Côté de chez Swann, un libro di cui avete
forse già sentito dir bene, se non addirittura
benissimo. Non so quanto sia meritevole, ma vi
raccomando tutta la prima parte e tutta la terza, e
sono certo che vi troverete molteplici piaceri. La
lunga parte intermedia, l’amore di Swann e la
gelosia, potrebbe essere né meglio né peggio di
quanto sia di solito questo genere di trattati
francesi; e non è meno stupefacente che ancora se
ne scrivano, e che ancora si destini del talento e
della simpatia a tagliare il capello in quattro
(capello posticcio, secondo me).
Per contro, vi
auguro l’umore e la sicurezza richiesti per la
prima parte, straordinariamente divertente e quasi
troppo ricca di analogie psichiche e di suggestioni
sentimentali: l’evento dell’infanzia che da solo
regge il tutto (l’attesa serale del bacio materno
al momento della buonanotte - è magnificamente
concepito come perno di questa infanzia, ed è una
meraviglia, una trovata psicoanalitica l’averlo
definito in seguito (a pagina 226) “questa
angoscia che più tardi migra nell’amore”). In questi passaggi, verso la fine della prima parte, si trovano
pezzi splendidi; il primo fremito creatore (appena
prima di pagina 219 e nelle successive) di fronte ai
tre campanili vi darà un gran piacere (non posso
impedirmi di pensare alle vostre albe sopra il mare,
che mi avete descritto secondo natura, descrizione
che è essa stessa nata senza dubbio da identici
obblighi interiori). E’ magnifico anche il momento
in cui un biscotto intinto in una tazza di tè è
sufficiente a richiamare tutto il passato del
protagonista già adulto, e a restituirgli tutto il
tempo perduto. E’ a partire da questo momento che
interviene il difetto singolare del libro, così che
migliaia di ricordi risvegliati in questo modo non
sono all’altezza di quello già usato del bacio
della buonanotte, ma per così dire sono altrettanti
oggetti senza dubbio invecchiati, ma mai impiegati
dal narratore, di modo che egli non appare più per
nulla come il loro possessore nel senso profondo del
termine, ma al massimo come il loro collezionista;
ed è questa l’impressione che produce d'altronde
l’abbondanza smisurata del libro, non quella di
un’opulenza viva, ma di una collezione integrale,
nella quale ciascun oggetto compare a giusto titolo,
ma senza mai che ve ne derivi felicità. Verso la
conclusione della seconda parte sono belle le pagine
sulla piccola frase musicale di una certa sonata, e
voi le leggerete con grande piacere poiché
frequentate ora sovente la musica, e sentite dentro
di voi ciò che essa ha di più grande. Ciò non mi
stupisce. (Come vorrei ascoltarvi, seduto in un
angolo)
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