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FRAMMENTI CRITICI

George BATAILLE


“Se il mondo non cristiano arriverò un giorno a definire le forme della propria vita spirituale (nel senso religioso del termine) se, in altre parole, l’umanità non ha più l’aiuto del cristianesimo riuscirà a realizzarsi, a riconoscere il proprio volto e a non smarrirsi più in una molteplicità di forme legate a rappresentazioni mal definite, menzognere, fondate sul desiderio di accecamento – sulla paura – questo volto spirituale, i cui tratti si comporterebbero allora in unità, potrebbe assomigliare a quello di Proust. Ciò che conferisce all’insegnamento di Proust un carattere privilegiato è senza dubbio il rigore con cui riduce l’oggetto della sua ricerca alla rivelazione involontaria … Ciò che importa se non altro è posto fuori dalla portata della volontà. Poiché non si tratta più di cambiare il mondo ma di afferrarlo (o forse di lasciare liberamente che il mondo ci afferri). Allora gli spettacoli della vita cessano di essere per noi l’oggetto di una preoccupazione morale. L’aldiquà cessa di figurare come la brutta copia di qualche verità data nell’aldilà. Si è raramente capito che non essendo più esposto all’oblio di chi cerca oltre – alla pietà del riformatore – al disprezzo del rivoluzionario – il mondo così com’è si propone a chi ne voglia cogliere, istantaneamente, l’indelebile verità, come lo schermo attraverso il quale dobbiamo vedere, al quale la nostra passione darà improvvisamente la trasparenza. Così la vita spirituale viene finalmente ritirata dai cieli e dai mondi reconditi: il suo campo di forza è la povertà di quaggiù, della strada, dell’alcova, del salotto … C’è in questa esperienza perfetta un qualcosa di prematuro, di penosamente privilegiato. E’ senza dubbio l’esperienza cui è chiamata senza misura l’umanità, ma l’umanità non può rispondere a questo richiamo. Essa cede necessariamente il passo all’azione e non può avere nel suo complesso il privilegio di Proust, la disarmata nudità al culmine del possibile, senza la quale la verità ultima di sfugge, poiché avendo qualche mezzo per lottare contro la nudità, non abbiamo alcuna possibilità di far trasparire l’opacità delle cose”
Georges Bataille in Marcel Proust, in Critique, 1948

Roland BARTHES
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