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FRAMMENTI CRITICI

Marie TAXIS


Marie TAXIS a RILKE
29 gennaio 1914 (giovedì)
(…) Quanto al libro Du Côté de chez Swann, non l’ho potuto lasciare nonostante i molti passaggi faticosi, e non volevo parlarvene che dopo averlo letto. Tutto sommato, l’ho infinitamente gustato e aspettavo il seguito con impazienza. Avete perfettamente ragione, l’insieme non tiene, e tutta la seconda parte – anche se vi sono osservazioni davvero sorprendenti – non rientra insomma nell’argomento trattato – perché questa improvvisa identificazione con un altro io fa apparire di colpo il primo come inautentico. Forse il seguito lo integrerà meglio, in qualche modo.
Non potete immaginare, dottor Serafico, ciò che ho provato leggendo il fatto del bacio della madre al momento della buonanotte – dato che è successa la stessa cosa anche a me – è uno dei miei primi ricordi, dovevo avere appena tre anni e una sera a Sagrado volevo assolutamente avere mia madre vicino a me e allora ho cominciato a piangere come solo un bambino disperato può piangere. Tutta questa prima parte è davvero piena di cose meravigliose – e queste cose sono chiamate per nome, senza vergogna, non si nascondono negli angoli. Salvo che a tratti ci si dice: cosa resterà, quando sarà caduto anche l’ultimo velo? Avete notato che nessuno, in fondo – in questo libro – è vivo. Potete immaginarvi la nonne, o Swann – quest’ultimo proprio per nulla. C’è un’eccezione, ed è Françoise – lei è viva, la si vede. Forse è così perché l’autore scende e si compenetra profondamente nelle anime – che non si vedono, dato che noi non conosciamo l’interiorità degli esseri – solo la loro esteriorità che ne rende un’immagine, e ci dà la sensazione che un altro è vivo. Questo non deve per nulla diminuire il valore del libro, al contrario. Ed è proprio questa “terra incognita” [in italiano nel testo] ad affascinarci e a rendermi infinitamente accattivante questo genere di libri. Ciò che mi interessava era però anche di constatare come, sotto molti profili, l’anima francese è diversa dalla nostra, infinitamente diversa. Altrettanto bello è tutto ciò che nel libro viene detto della musica, sulla tastiera incommensurabile, ancora quasi interamente sconosciuta, ecc. (pagina 428). Sì, ultimamente suono molto – per lo più Beethoven – ma anche Mozart e Schubert, qua e là. Nient’altro…

RILKE a Marie TAXIS
2 febbraio 1914 (lunedì)
“Che fortuna, cara Principessa, che Proust vi sia arrivato proprio al momento giusto; anche per me è arrivato proprio a puntino nel momento in cui inclinavo ad abbandonarmi ai ricordi, al silenzio, al flusso interiore e a tutte le circostanze favorevoli a questa lettura. E’ vero che la mia casa, un po’ vuota, quasi mi ignora, non è che una buccia che ne racchiude tante altre e su cui, cipolla inesauribile, mi agito fino alle lacrime. Vedo che siamo completamente d’accordo su questo libro, cioè sulla persona del suo autore; lo si dice tanto delicato quanto irascibile, e sarebbe arrivato a battersi in duello con un editore cui aveva riservato l’anteprima del suo lavoro a causa di una predilezione per questa casa editoriale; c’era in effetti una sorta di pregiudizio sfavorevole contro Proust perché aveva pubblicato nel Figaro diversi articoli, non saprei di che genere, e si credeva per questo di aver a che fare con una specie di Abel Bonnard, opinione ancora rinforzata dal fatto che l’autore di Swann si è dichiarato disposto a finanziare la stampa del suo libro, purché fosse pubblicato. Fu questo fatto a indisporre questi signori letterariamente incorruttibili e inoltre la lettura del manoscritto si annunciava penosa e confusa ed essi si rifiutarono di compierla, forse con una sfumatura di ironia; si arrivò così sul punto di battersi, per finire per baciarsi dopo qualche spiegazione. Ma troppo tardi per il libro, e l’editore in questione non smette ora di deplorare amaramente questa perdita.
Se si scrivesse a Proust sulla materia delle impressioni che vi ha riservato abbondantemente lungo tutte le sue innumerevoli pagine, può succedere che egli vi risponda con emozione, in modo esauriente e scrupoloso; così si sono sviluppate autentiche corrispondenze, ma nel momento in cui colui che ha preso l’iniziativa incoraggiato da questo scambio epistolare ritiene di chiedergli se a favore di un bisogno di comunicazione reciproca il meglio che si potrebbe fare sarebbe di andarlo a trovare personalmente da lui, Proust in una lunga lettera fa capire con infinita delicatezza che una cosa del genere è assolutamente impossibile. Quanto a sapere come, in condizioni del genere, si siano potuti divulgare certi commentari sull’abitazione di Proust, ecco qualcosa che è difficile da indovinare. Si sa che a dispetto del suo orrore per i rumori non teme di abitare in un quartiere fragoroso, al boulevard Haussmann, ma che si protegge contro l’inopportunità del mondo esterno rivestendo i muri del suo appartamento di pannelli di sughero, del resto ben visibili, e si arriva a pretendere che affondandosi sotto diversi strati di un silenzio così accresciuto, egli vieterebbe di procedere, in sua presenza, persino all’eliminazione della polvere. Così dice la leggenda; e all’interno di questa, non resta che da immaginare lo Swann ulteriore in divenire; e spero che le prossime cinquecento pagine non si faranno aspettare. (…)”

Roland BARTHES
George BATAILLE
Jean COCTEAU
Reinier Maria RILKE
Marie TAXIS
Jean Paul SARTRE



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