|
Persone
e personaggi
“Uno dei possibili modi di vedere la Recherche
è considerarla una lettera mai spedita e incredibilmente
lunga, l’antidoto a una vita di proustificazione, la
seconda faccia di Atena, dei regali sontuosi e dei
crisantemi dal gambo lungo, il posto dove finalmente poter
dire l’indicibile. Avendo descritto gli artisti come
“quegli esseri sublimi che parlano appunto di ciò che
non si deve dire”, il romanzo diede a Proust la
possibilità di menzionare un po’ tutti. Laure Haymann
può aver avuto i suoi lati affascinanti, ma ne aveva
anche di meno meritevoli, e questi sono migrati nella
rappresentazione del personaggio di Odette de Crécy.
Fernand Gregh può essersi risparmiato una paternale da
parte di Proust nella vita reale, ma ne ricevette una
indiretta nel ritratto impietoso di Alfred Bloch, di cui
egli era in parte il modello.
Sfortunatamente
per Proust, il tentativo di essere franco e allo stesso
tempo di non perdere gli amici fu complicato dalla volgare
ostinazione con cui alcuni membri del bel mondo parigino
vollero leggere la sua opera come un roman-à-clef. “Non ci sono chiavi per i personaggi di questo
libro”, insisteva Proust, e tuttavia le chiavi si
offesero moltissimo: tra queste Camille Barrère per aver
trovato parti di sé in Norpois, Robert de Montesquiou per
aver trovato parti di sé nel barone di Charlus, il duca
d’Albufera per aver colto allusioni alla sua relazione
amorosa con Louisa de Mornand in quella di Robert de
Saint-Loup con Rachel, e Laure per aver trovato qualcosa
di sé in Odette de Crécy. Benché Proust si fosse
affrettato a rassicurarla che in realtà Odette era
esattamente l’opposto di lei, non c’è da stupirsi che
Laure facesse fatica a credergli, dato che anche i loro
indirizzi erano gli stessi. La guida telefonica di Parigi
al tempo di Proust
Dice: “HAYMANN (M.me Laure), rue Lapérouse, 3”, e il
romanzo colloca il palazzetto di Odette in rue de La Pérouse,
dietro l’Arco di Trionfo. Sembra che l’unica ambiguità
riguardi la grafia.
Nonostante
questi incidenti di percorso, l’opportunità di separare
ciò che appartiene all’amicizia da ciò che appartiene
alle lettere non spedite o al romanzo può ancora essere
sostenuta (a condizione che uno cambi i nomi delle vie e
tenga le lettere ben nascoste).” [pgg.
131-132]
|