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Nel 1909 Proust ritorna ai pastiches. La loro raccolta in volume è rifiutata da Mercure de France, Calmann-Lévy e Fasquelle, In primavera, Proust riprende il progetto Sainte-Beuve, allo stesso tempo saggio e racconto, da cui passerà al romanzo. In maggio si informa sul nome “Guermantes”. Il 12 agosto chiama ancora il suo progetto Contre Sainte-Beuve. Souvenirs d’une matinée; la parte romanzata conterebbe 250-300 pagine; la conversazione su Sainte-Beuve tra le 125 e le 175.

Dopo i Pastiches pubblicati nel Figaro, Jules Lemaître dirà a Proust una sera: “dal momento che il meccanismo può essere montato e smontato in questo modo, è meglio non osare più scrivere … non solo tutto questo è straordinario, ma fa paura…”


In agosto arriva il rifiuto definitivo del Mercure de France di pubblicare l’opera; Calmette si offre di farla comparire a puntate ne Le Figaro. Partenza improvvisa per Cabourg, ove resterà fino a fine settembre, e frequenti visite al Casino. Al ritorno, corregge e fa dattilografare l’inizio del primo capitolo, il futuro Combray, fino ai due “côtés”, e decide di completare l’opera. Il progetto Sainte-Beuve sfuma. A fine novembre, le prime 200 pagine del romanzo vengono lette con entusiasmo da Reynaldo Hahn, poi da Georges de Lauris. Agli inizi di dicembre, Proust le porta a Le Figaro
Proust non era credente e della fede religiosa non c’è traccia nella Recherche. In Proust l’arte occupa il posto della religione: un’arte che si deve compiere nel silenzio e nella solitudine, nel sacrificio dei piaceri e nel dolore – sono questi i criteri della sua autenticità. L’arte è la sola morale dei libri la cui ragione consiste solo nella profondità dell’ispirazione. Dalla Recherche: “non vi è alcuna ragione … per l’artista ateo di credersi obbligato a ricominciare venti volte un brano, dato che al suo corpo mangiato dai vermi importerà poco dell’ammirazione che sarà stato capace di suscitare”


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