 |
p |
 |
| |
“[La
Prisonnière] è un episodio portato a termine
da un agonizzante a vitalità ridotta e dal senso
critico in via di estinzione”- (Benjamin Crémieux,
Nouveauté
d’Albertine disparue, N.R.F. 1926) |
|
 |
p |
 |
|
|
“Albertine,
ecc. hanno posato per me, come tante altre di cui non
ricordo il nome: un libro è un grande cimitero in cui
sulla maggior parte delle tombe non si possono più
leggere i nomi cancellati. Talvolta al contrario è il
nome che ricordo, e la donna, senza potermi sovvenire se
qualcosa di lei è sopravvissuto in queste pagine. Quella
fanciulla dallo sguardo affascinante, dalle parole così
dolci, è forse questa? E in quale parte? Non lo so più”.
Per dipingere questo amore percorso come una via
crucis, Proust attinge alle figure della retorica
cattolica. La matinée,
quadro cronologico e tematico delle stagioni e dei giorni
della Recherche, è ormai parte integrante dell’architettura del
romanzo. Nella Prisonnière,
come nei Guermantes,
essa fornisce un nuovo punto di appoggio, che consente una
nuova partenza. Questa struttura organizza anche il
racconto della Prisonnière,
in cui si succedono cinque giornate principali –
giornate in senso ampio dato che alcune sono formate da
momenti compositi – come i cinque atti della tragedia
classica. Le prime due sono giornate-tipo, somiglianti a
molte altre; sono simmetriche e si svolgono secondo lo
stesso schema - dal risveglio del narratore alla serata,
trascorsa in compagnia di Albertine. La terza giornata, la
più lunga, è fatta di un insieme di avvenimenti
particolari, mentre la quarta è al contrario composta da
momenti presi in prestito da più giorni diversi. La
quinta giornata succede alla quarta qualche mese dopo.
A
questa struttura cronologica si sovrappone nella Prisonnière l’alternanza delle scene d’interno in tête-à-tête
e delle scene “generali” in cui compare, come in tutti
i primi volumi della Recherche, l’insieme dei personaggi. La divisione in tre parti (le
due prime giornate, la serata Verdurin, la quarta e la
quinta giornata seguita dal suo epilogo 24 ore più tardi)
corrisponde alla divisione nei tre quaderni in cui Proust
diede forma alla storia di Albertine nel 1915. Nel
percorso che conduce il narratore dall’infanzia al Temps
retrouvé, La
Prisonnière è una tappa fondamentale, quella in cui
egli intravede l’immortalità – per quanto relativa
– che l’opera conferisce a ogni grande artista, ma
anche la gioia del creatore, “quella gioia – dice
Wagner – che non lo abbandona mai”. |