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“Marcel
Proust passa per uno scrittore verboso. Così nascono le
leggende. Egli è il più conciso degli scrittori. Si
legga la prima parte del Côté
de Guermantes.
A lettura ultimata, si immagini il tema di questo stesso
romanzo proposto a Mérimée, per esempio: questo autore
secco e preciso sarebbe incapace di ricavarne un racconto
di dieci pagine. Se al contrario lo si fosse offerto a
Balzac - la materia abbondante di queste 279 pagine –
scrivo materia, ma intendo più esattamente la profusione
delle visioni – egli ne avrebbe tratto quindici volumi
(e solo perché è morto giovane).
Così Proust racchiude un mondo in un tema che per
chiunque altro non sarebbe neppure un unico tema: ed ecco
una concezione concisa, favorita da un’ispirazione
ricca. Questo mondo, Proust lo analizza con una tale
pignoleria che chiunque ne volesse piluccare i resti se ne
andrebbe a pancia vuota: e a lui bastano, per tutto
questo, 279 pagine. Ecco un’ispirazione ricca, favorita
da un’espressione concisa.
Ma
consideriamo innanzitutto l’espressione. Ciò
che turba, è la ricchezza stupefacente delle sfumature.
Proust impiega volentieri quattro o cinque pagine, o anche
dieci, a seguire una stessa idea; perché il legame che
unisce i diversi aspetti di questa idee gli paiono così
fragili e allo stesso tempo così necessari da conservare
che un punto che
mette fine a una frase sarebbe sufficiente a romperne la
continuità delicata – cosa cui egli si rifiuta. Gli
si rimprovera di dilungarsi troppo e di compiacersi delle
frasi interminabili. Questo è ignorare le risorse della
sintassi, senza sospettare la gioia che si gusta
inanellando le preposizioni. Sarebbe come lasciar
intendere che Saint-Simon è noioso!
Un punto è, in
certo qual modo, una confessione di impotenza, una maniera
indiretta e per niente acuta di suggerire: “Vedete, ho
esaurito il fiato”. Bisogna essere Pascal, o La
Rochefoucauld, per concentrare in una frase breve una
grande ricchezza di visioni (e non è un confronto che io
stabilisco tra due autori, ma due mentalità di cui
sottolineo la differenza). Questo procedimento è educato
ma un po’ temerario, soprattutto se applicato a spiriti
così grandi, perché essi racchiudono e condensano, in
una massima, una materia ampia, con un fondamento solido,
e che apre un vasto campo a riflessioni profonde: ciò che
richiede un lettore ponderato, e capace di profondità...
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