Così,
si potrà dire non solo del Côté
de Guermantes, ma di tutti i libri della serie, che
essi rappresentano il passaggio dalla finzione alla realtà
… o più esattamente e più precisamente, che essi
raccontano la trasformazione delle parole, a seconda che
queste evochino o qualifichino, in uno spirito portato
allo stesso tempo a immaginare abbondantemente e a
osservare lucidamente. Detto questo, tutto resta ancora da
dire: e in questo disegno generale, e nel modo particolare
in cui esso si sviluppa, ci sarebbe materia di cui
trattare all’infinito. Bisogna però segnalare il legame
che unisce le diverse parti di questa opera considerevole
che è la personalità del narratore. Bisogna segnalarlo,
ma non fermavisi: la conclusione sarebbe prematura, prima
della fine dell’opera, e indiscreta o sconveniente:
perché o fingo di trarre dal mio proprio fondo ciò che
non conosco che per sentito dire, oppure rivelerò
crudamente la mia fonte, e abuserei di un’amicizia di
cui intendo gustare il piacere e l’onore, ma non trarre
profitto” -
(Louis Martin-Chauffier, 1 febbraio 1921) |
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“Il
segno mondano appare come in sostituzione di
un’azione o di un pensiero. … La mondanità,
giudicata dal punto di vista delle azioni, appare
deludente e crudele; e dal punto di vista del
pensiero, persino stupida. In essa non si pensa,
non si agisce, ci “si fa segno”. … La
signora di Guermantes è spesso dura di cuore,
debole di pensiero, ma i suoi segni sono sempre
incantevoli. Non agisce per i suoi amici, non
pensa con loro, fa segni. Il segno mondano non
rimanda a qualche cosa, ne “prende il posto”.
- (Gilles Deleuze, Marcel
Proust et les signes, 1964) |
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