|
|
| “Je
regardais sur lui avec envie ces traits caractéristiques
des Guermantes, de cette race restée si
particulière au milieu du monde … isolée
dans sa gloire divinement ornithologique, car
elle semble issue, aux âges de la mythologie,
de l’union d’une déesse et d’un oiseau.”
|
|
|
Nel
progetto iniziale della Recherche,
il volume dei Guermantes
corrispondeva a L’Âge
de nomsperché Proust intendeva mostrare come il
narratore, che aveva sognato intorno al nome dei
Guermantes, progressivamente popolava il suo sogno
incontrando tutti i membri della famiglia. Una sequenza di
scene mondane segna l’introduzione del protagonista nei
saloni parigini via via più prestigiosi, tutti legati
alla famiglia più brillante di Parigi, i Guermantes. |
E
per trarre da una formula tutto ciò che il grande spirito
che l’ha cesellata vi ha incluso, ci vorrebbe uno
spirito della stessa taglia. Guardate piuttosto al
Vangelo: tutto lo sforzo dei dottori, da 1900 anni, si
applica a renderne esplicite le lezioni implicite; e non
conto gli eresiarchi, né il rischio che si corre a
estrarre da una formula ciò che si suppone essa
racchiuda, né il pericolo delle parafrasi, né
l’audacia dei commentari. Marcel Proust non è meno
educato, né meno temerario: solamente, lo è in altro
modo. Egli ci fa la grazia di pensare che noi siamo buoni
camminatori, e provvisti di occhi buoni. Egli non si
accontenta di mostrare al lettore delle ampie prospettive
in cui lasciarlo avventurare. Un’infinità di piccoli
sentieri si intrecciano, in questo paesaggio, ed essi non
sono uno sfondo, ma una vera scena, e piena di animazione.
Egli vi si impegna, li segue tutti [i sentieri, ndr] fino
alla fine, ritorna sui suoi passi, senza mai perdersi,
e tirandoci per la manica. Non resta che seguirlo. Ciò
che all’inizio può parere irritante è forse la tutela
sotto la quale egli ci tiene: egli non lascia alla nostra
immaginazione nulla da scoprire, nulla alla nostra
curiosità. Con lui, l’una è così viva, l’altra così
attenta, che non dobbiamo fare altro che seguirlo. Ma non
è che un’illusione. Montesqieu scrisse da qualche
parte: “Non bisogna sempre esaurire un soggetto così
tanto che al lettore non resti più nulla da fare”. Il
consiglio sembrava giusto: ma è in fondo ben inutile. Non
si esaurisce mai un soggetto. Può accadere talvolta di
estrarvi tutto il succo, tutte le lezioni: il lettore
recupera sulle applicazioni, e ne scopre tante di più,
quante le visioni che gli sono state offerte sono più
chiare e numerose. Così fa Marcel Proust. Egli ci lascia
la libertà di ricominciare questa escursione non più al
suo seguito come novizi ignoranti e sottomessi, ma questa
volta senza di lui, ciò che non avremmo potuto fare -
senza la sua guida preventiva e compiacente - con
altrettanti frutti, né senza rischiare di perderci. Egli
ci insegna a viaggiare nel regno della vita interiore... |
|
 |
p |
 |
| |
“Se
Le côté de
Guermantes fosse migliore e degno di
un’epigrafe simile, gli dedicherei il verso di
Baudelaire: “ma dove la vita scorre e si agita
senza posa” - Marcel Proust |
|
 |
p |
 |
|
|
|
|