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ATTENZIONE QUESTA SEZIONE E' IN FASE DI CONTINUO AGGIORNAMENTO

Proust e Freud

L’io multiplo e l’io vero in Proust

Prime osservazioni

“Bisognerebbe sbarazzarsi di quell’idea secondo la quale la teoria di Proust riguardo alla memoria involontaria avrebbe qualcosa in comune con il riconoscimento dell’Inconscio freudiano. Il passato ritrovato allo stato puro non ha nulla a che vedere con il rimosso, anche se la celebre opposizione tra memoria volontaria (memoria dell’intelligenza) e memoria involontaria (memoria affettiva) può essere confrontata all’opposizione freudiana tra coscienza e memoria. E’ l’indagine condotta per ritrovare il passato, il lavoro di deciframento dei segni, il ruolo attribuito alle associazioni d’idee e di immagini, la messa in mora dell’intelligenza, l’importanza accordata alle sensazioni e alle percezioni, che interessano l’analista.” - R.F.P., LXIII
A cavallo tra due secoli
“Senza che la nozione di inconscio vi sia centrale, senza che la parola sia pronunciata spesso, senza che Proust si sia molto interessato ai lavori di Freud, i due uomini emergono da un momento della storia del pensiero in cui l’esistenza, e perfino la predominanza, dei fenomeni che sfuggono alla coscienza è un’evidenza, così come lo è, nella stessa epoca, per Maupassant, James o Breton” - R.F.P., LXIII

“Freud è stato il solo dei due a fare scuola, ma l’influenza di Proust, più diffusa nel campo letterario, è considerabile su tutta la letteratura del secolo. Soprattutto, le loro opere non sono prive di similitudini, in quanto entrambe prendono per oggetto l’uomo e la sofferenza psichica, e i legami che questa sofferenza intreccia con il passato” - R.F.P., LXIII

 
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  “il ruolo eminente dell’infanzia nella costituzione del soggetto, il posto della memoria, la funzione di interfaccia del sogno, il peso della ripetizione. E certe tematiche ossessive come quella del lutto, anche se non teorizzate in termini freudiani, tendono ugualmente a creare un’atmosfera di affinità” - R.F.P., LXIII  
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