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Proust conosceva Freud?
“Ne conosceva solo il nome; credo di poter affermare che non avesse mai letto una riga delle sue opere”¹

Quali sono i punti di contatto tra le due opere ?
“Proust aveva il ‘genio del sospetto’. E’ il primo romanziere che ha osato tener conto, nello spiegare i caratteri, del fattore sessuale. … Io trovo che vi sia qualcosa di vertiginoso nel pensare che si sia creduto fino a oggi di poter fare della psicologia, poi così poco pertinente, omettendo d’interrogarsi sulle disposizioni e sugli orientamenti amorosi dei personaggi che si volevano ritrarre. E non credo che l’apporto essenziale di Proust sia consistito in questa considerazione del fattore sessuale. Più in generale, mi pare invece che il suo apporto fondamentale sia consistito nell’introdurre lo spirito positivo nel ritratto dei sentimenti”¹

Freud esercitava già un’influenza sulla letteratura francese contemporanea - sul romanzo francese in particolare ?

"Non credo. E se mai la eserciterà - fatto che non mi incarico di predire - sarà, credo, in una maniera molto meno letterale, e semplicemente imprimendo una direzione nuova all’attenzione dello scrittore e del romanziere. Personalmente provo orrore per tutta la letteratura che pretende di porre e trattare la questione sessuale. E d’altronde non esiste una questione sessuale.¹

 
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  “Proust è il genio della riflessione” - Jacques Rivière, Marcel Proust – Principauté de Monaco: Société de Conférences, 1924  
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Si possono stabilire dei rapporti tra il romanzo realizzato da Proust, e la filosofia di Bergson?
“Dei rapporti apparenti, sì, in numero considerevole. D’altronde Proust stimava molto Bergson. Ma io credo che Proust abbia fatto senza volerlo esattamente il contrario di ciò che Bergson preconizzava: la sua psicologia è fondata sulla diffidenza verso l’io, quella di Bergson sulla fiducia nell’io”¹

 
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Ciò che Freud ci insegna di straordinariamente nuovo e fecondo è l’attenzione ai segni involontari, è a non credere ciò che ci dicono gli altri e non cercare la verità in ciò che essi sentono o pensano, ma piuttosto negli accidenti dei gesti o delle parole che gli capitano. Questa combinazione di diffidenza e di intuizione, di cui egli volle fare un metodo scientifico di esplorazione dell’inconscio, non ha forse alcun valore in medicina (anche se gli psichiatri che pretendono di rivoltarsi contro Freud mi sembrano curiosamente attribuirgli l’essenziale dei loro metodi); sono persuaso che essa ha in ogni caso un grande valore per l’osservazione psicologica corrente, quale la deve praticare il romanziere"¹

¹  Jacques Rivière, Cahiers Marcel Proust, #13


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