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1923 - L’atmosfera intellettuale


Jacques Rivière rispose alla provocazione - in quanto critico e in quanto direttore della N.R.F. -con una lunga intervista [La N.R.F. répond. Une heure avec M. Jacques Rivière, par Frédéric Lefèvre, 1 dicembre 1923] in cui, evitando di citare espressamente la loro malafede, accusava Massis e Maritain di ignoranza e di scarsa documentazione. Infatti Rivière stesso aveva pubblicato, già nel 1913, un lungo articolo [N.F.R., maggio, giugno, luglio 1913] sul “romanzo d’avventura” nel quale sosteneva una tesi che era esattamente l’opposto delle accuse di Massis e Maritain, e un altro ancora, Reconnaissance à Dada, pubblicato nella N.R.F. nell’agosto 1920. Quelli che seguono sono due estratti dell’autodifesa di Rivière:

“La conseguenza è che essi confondono ‘individualismo’ e ‘soggettività’; o almeno considerano la seconda come una conseguenza inevitabile del primo. E’ proprio perché “aggravano” – come essi pretendono – “l’individualismo contemporaneo” che Freud e Proust operano per allontanarci dagli oggetti! Così per Massis e Maritain occuparsi del proprio io, cercare di comprenderlo, di afferrarlo, sarebbe come voltare la schiena a ogni realtà, sarebbe privare il proprio spirito di ogni oggetto.
Essi non ammettono che lo scrittore possa prendere per oggetto i suoi sentimenti, il suo carattere, la sua ‘differenza essenziale’, senza per questo scivolare in un sogno vago che non avrebbe valore che per lui stesso; questo sdoppiamento dello spirito in materia e strumento, ciò che io raccomando nella conclusione del mio articolo su Dada, loro lo ritengono impossibile.

Il che equivale a negare che si possa avere una conoscenza positiva di sé, o in altre parole, essi negano il classicismo. … Cosa c’è di contraddittorio nel perseguire ciò che si sente in sé di più originale per tentare di definirlo, e di operare nello stesso tempo per eliminare ogni influenza della propria personalità (delle proprie manie, dei propri difetti di spirito) sulla riflessione che si conduce?  Massis e Maritain …. Sono rimasti a Barrès … che è responsabile del fatto che non si possa più parlare dell’io senza che vi venga attribuito immediatamente il progetto di ‘coltivarlo’ … Io vedo nell’io una tappa, inevitabile, sul cammino di ciò che abbiamo preso l’abitudine di chiamare vagamente ‘la vita’. Io mi allontano sempre di più da ogni diletto interiore gratuito … Io chiedo cosa potrebbe dunque essere un ritratto della ‘vita’, dell’ ‘umanità reale’, eseguito da persone che ignorano tutto di se stesse, e che non hanno prima solidamente appreso qualcosa della propria realtà interiore. E a dire il vero, questo tipo di ritratto esiste: è il naturalismo”.

 
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  “un’opera che contiene teorie è come un oggetto su cui è lasciato il cartellino del prezzo” - Marcel Proust, Le Temps retrouvé  
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  “E’ l’io che fa la fecondità eterna dei classici, l’io conosciuto, l’io compreso, l’io superato” - Jacques Rivière, Cahiers Marcel Proust, #13  
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