|
|
|
ATTENZIONE
QUESTA SEZIONE E' IN FASE DI CONTINUO
AGGIORNAMENTO
|
|
|
“Qualche
progresso nello studio del cuore umano”
Jacques
Rivière legge Sigmund Freud
“Le
tre grandi tesi della psicoanalisi”: l’inconscio
|
|
I
meriti di Proust
Tra i tanti, quello che Rivière definisce essenziale, e che consiste nell’aver toccato ‘qualcuno dei
milioni di tasti della tenerezza, della passione, del
coraggio, della serenità, separati da spesse tenebre
inesplorate, ciascuna così diversa dalle altre quanto
un’universo da un altro universo’ che compongono la tastiera oscura del nostro inconscio … E’ tra i suoi meriti
l’averci mostrato ‘quale ricchezza, quale varietà
nasconde a nostra insaputa quella grande
notte impenetrata e scoraggiante della nostra anima
che noi prendiamo per vuota, e scambiamo per il nulla’”¹.
E aggiunge: “ mentre tutta la letteratura dopo il
Romanticismo ha teso verso l’espressione più diretta
possibile, senza dubbio, ma proprio per questo anche
informe, massimamente inassimilabile alle idee, alle
nostre emozioni e percezioni inconsce, Proust al
contrario, senza d’altronde volerne fare una
rivoluzione, senza minacciare nessuno, senza lanciare
alcun manifesto, - Proust ha lavorato a fissare, e non più
semplicemente a esprimere, tutto
ciò che di oscuro folleggia nell’uomo, fino a
comunicargli
‘una
forza così nuova, così originale’ che noi possiamo
‘conservarla in noi allo stesso livello delle idee
dell’intelligenza’”¹
|
 |
p |
 |
| |
“Vi
è in Proust un immenso movimento del pensiero
verso il fatto puro. E ciò che costituisce il
valore incomparabile della sua opera è proprio
che questo movimento non è mai interrotto né
modificato da alcuna considerazione accessoria, né
dalla preoccupazione di abbellire, o di consolare
… o di rendere più atroce”² |
|
 |
p |
 |
|
|
|
|
|
Miracolo
proustiano
“A pensarci,
qualcuno di così suscettibile, qualcuno oppresso dalla
realtà esterna e interiore dall’infanzia, così
prodigiosamente, così crudelmente talvolta, qualcuno il
cui cammino nervoso era ostruito da tanti macigni grezzi
di sensazioni, non avrebbe dovuto poter scrivere, o in
ogni caso non avrebbe dovuto poter superare il più
disordinato degli impressionismi.
Da
un lato, egli cercava un bel soggetto filosofico, e non lo
trovava; dall’altro egli provava delle sensazioni così
vive e particolari che non vedeva cosa avrebbe mai potuto
farne.
Ci
fu bisogno
infatti che esse sparissero, ch’egli si sbarazzasse
della loro intensità perché il suo spirito potesse
vincerle e tradurle e dominarle. Ma come le ha dominate!
Come ha saputo condurre verso la più delicata astrazione
tutti gli impedimenti sensibili di cui era ingombro il suo
organismo morale.”¹
|
|
¹
Jacques
Rivière, Marcel
Proust, gennaio 1923
²
Jacques
Rivière, Quelques
progrès dans l’étude du cœur humain -
Librairie de France, Les Cahiers d’Occident, 1926
(Jacques Rivière, Sur
une généralisation possible des thèses de Freud
– Le Disque vert, 1924)
Conferenza
al Vieux-Colombier, 10 gennaio 1923
|
|
|
|