Home Page
a

ATTENZIONE QUESTA SEZIONE E' IN FASE DI CONTINUO AGGIORNAMENTO


“Qualche progresso nello studio del cuore umano”

Jacques Rivière legge Sigmund Freud
“Le tre grandi tesi della psicoanalisi”: l’inconscio

Queste memorie involontarie, questi ricordi recalcitranti che il narratore si sforza inutilmente di far risorgere – dopo la folgorazione iniziale - dalla madeleine inzuppata nel tè nella celeberrima scena dello Swann, sono la prova per Rivière che in Proust “i diversi sistemi di idee e di affetti che sono in noi, i nostri complessi sentimentali … non possono pentrarsi né modificarsi vicendevolmente. Qualunque contaminazione degli uni verso gli altri appare a Proust come impossibile.”²

Rivière assocerà dunque le intermittenze del cuore all’inconscio freudiano, perché, come scrisse Proust, noi siamo composti ‘di serie diverse e parallele’³, e “la durata psichica si svolge su piani multipli privi di contatto … ci sono in realtà molti io che vivono in simbiosi, come si dice in biologia, grazie al fatto che tutti dispongono di una sola coscienza da cui sono obbligati, per conoscersi, ad attingere tutta la luce. In altri termini, Proust introdusse lo sdoppiamento della personalità nella vita normale²

Rivière trovava straordinaria l’intuizione proustiana di un’inconscio, ma temeva che molti potessero ritenerla molto meno originale in Freud: “l’inconscio non è una scoperta di Freud. Citeremo immediatamente dei nomi che sembrano ridurre a proporzioni più esigue la sua originalità su questo punto: quello di Leibniz in primo luogo, quelli di Schopenhauer, di Hartmann, di Bergson, e di tanti altri”². Eppure in quell’opera di sistematizzazione, di teorizzazione che Freud solo operò, Rivière scorse elementi sufficienti per affermare che la novità gli sembrava totale, e “di un’importanza formidabile”². Infatti secondo Rivière l’inconscio metafisico è ben diverso dall’inconscio psicoanalitico: l’inconscio come principio, come forza, è ben altro che supporlo come insieme di fatti, come gruppo di fenomeni.

E avverte che prima di Freud tutta la psicologia “si limitava a una spiegazione logica delle nostre determinazioni. Non bisogna trascurare la povertà del materiale causale di cui disponeva, e immaginare ciò che essa può invece diventare nel momento in cui Freud le schiude l’immenso serbatoio delle cause sommerse.²
p
  L'inconscio e il sintomo in Freud
“… mentre eseguiva l’azione ossessiva questo senso le era rimasto ignoto in entrambe le direzioni: sia “da che cosa”, che “per che cosa”. In lei avevano quindi agito certi processi psichici, di cui l’azione ossessiva era appunto l’effetto; ella aveva percepito l’effetto secondo la disposizione psichica normale, ma nessuna cognizione delle premesse psichiche di questo effetto era giunta alla sua coscienza … E’ una situazione di questo genere che noi abbiamo presente quando parliamo di processi psichici inconsci … questi sintomi contengono il più chiaro accenno a una particolare sfera della vita psichica, separata dal resto. Da questi sintomi una strada, che non si può non imboccare, porta alla convinzione che nella psiche esista l’inconscio; … La formazione del sintomo è un sostituto di qualcos’altro che non ha avuto luogo. … dai processi interrotti, in qualche modo perturbati, che hanno dovuto rimanere inconsci, è scaturito il sintomo”
Sigmund Freud, Introduzione alla Psicoanalisi – Fissazione al trauma, pgg.439, 440, 441 – Bollati Boringhieri, 1989
 
p

 
² Jacques Rivière, Quelques progrès dans l’étude du cœur humain - Librairie de France, Les Cahiers d’Occident, 1926
(Jacques Rivière, Sur une généralisation possible des thèses de Freud – Le Disque vert, 1924)
Conferenza al Vieux-Colombier, 10 gennaio 1923
³ Marcel Proust, Sodome et Gomorre, II


[1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8]

www.freud-freud.net