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“La
sua sensibilità ha acquisito un valore eterno.
Essa sfugge al tempo. E tutto un mondo con lei …
Il grande
malato, il
grande disarmato che era Proust, dal fondo del
suo letto, grazie a quella testardaggine dolce e
inflessibile che vi ho descritto, ha finito per
riportare la più difficile delle vittorie: si è
imposto alla morte, ed essa fugge intimidita
davanti alla sua forma morale integralmente
conservata”¹ |
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Amoralità
proustiana
“Si
è prodotto in Proust un fenomeno, o meglio un miracolo,
che compensa a mio avviso l’assenza
completa di valore morale che si può
rimproverare alla sua opera. Ricorderete che il disegno
esplicito della tragedia classica era di ‘purgare le
passioni’, rappresentandole con tutta la forza possibile
e nei loro più deplorevoli effetti. Ebbene, Proust, in
modo un po’ diverso … con l’attenzione, la curiosità
inflessibile dello spirito, attraverso un costante cammino
verso l’evidenza, Proust ‘purga’ anch’egli la sua
sensibilità, e nella misura in cui ha interessato la
nostra, anche la nostra.”¹
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