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“Qualche progresso nello studio del cuore umano”

Jacques Rivière legge Sigmund Freud
“Le tre grandi tesi della psicoanalisi”: l’inconscio

Questa capacità di estrarre quasi senza sforzo, senza possedere un sistema, la verità dai sentimenti, è per Rivière la prova che in Proust c’è “la grande arte classica”¹. Proust scriverà in tutta la sua opera molti passaggi da cui Rivière ricaverà la prova dell’esistenza di una legge formale paragonabile all’inconscio freudiano, e a cui Proust darà il nome - in Sodome et Gomorrhe, II - di intermittenze del cuore.

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“Ciò che non abbiamo dovuto decifrare, ciò che non abbiamo dovuto chiarire con uno sforzo personale, ciò che era terso davanti a noi, non ci appartiene. E’ nostro solo ciò che strappiamo all’oscurità che è in noi, e che gli altri non conoscono.” - Marcel Proust, Le Temps retrouvé

 
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  Conscio e Inconscio in Freud, 1915-1917
“L’inconscio comprende da un lato atti che sono meramente latenti, provvisoriamente inconsci, ma che per tutto il resto non differiscono in nulla dagli atti consci, e d’altro lato processi come quelli rimossi, che se diventassero coscienti, si discosterebbero necessariamente, e nel modo più reciso, dai rimanenti processi coscienti” - Sigmund Freud, Metapsicologia – L’inconscio, pgg. 55, 56 – Bollati Boringhieri, 1989
 
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¹ Jacques Rivière, Marcel Proust, gennaio 1923


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