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Questa
capacità di estrarre quasi senza sforzo, senza possedere
un sistema, la
verità dai sentimenti, è per Rivière la prova che in
Proust c’è “la grande arte classica”¹.
Proust scriverà in tutta la sua opera molti passaggi da
cui Rivière ricaverà la prova dell’esistenza di una
legge formale paragonabile all’inconscio freudiano, e a
cui Proust darà il nome - in Sodome
et Gomorrhe, II - di
intermittenze del cuore.
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Conscio
e Inconscio in Freud, 1915-1917
“L’inconscio
comprende da un lato atti
che sono meramente
latenti, provvisoriamente inconsci, ma che per tutto il resto non
differiscono in nulla dagli atti consci, e
d’altro lato processi come quelli rimossi, che
se diventassero coscienti, si discosterebbero
necessariamente, e nel modo più reciso, dai
rimanenti processi coscienti” - Sigmund
Freud, Metapsicologia
– L’inconscio, pgg. 55, 56 – Bollati
Boringhieri, 1989 |
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